Energie rinnovabili e corruzione, scarcerati "re" dell'eolico e dirigente regionale

I giudici della quarta sezione penale hanno allievato le misure cautelari per Alberto Tinnirello (ora sottoposto all'obbligo di dimora in un comune siciliano diverso da Palermo) e Paolo Franco Arata (divieto di dimora nel territorio siciliano)

Il tribunale di Palermo

Scarcerato il dirigente regionale Alberto Tinnirello, travolto dall’inchiesta per corruzione che ruota attorno al “re” dell’eolico Vito Nicastri e Paolo Franco Arata, ex consulente per la Lega. I giudici della quarta sezione penale hanno emesso un’ordinanza con la quale è stato disposto che il burocrate palermitano passi dagli arresti domiciliari all’obbligo di dimora in un comune siciliano diverso da Palermo. Stessa sorte per Arata al quale è stata applicata la misura del divieto di dimora nel territorio siciliano.

Secondo i giudici Bruno Fasciana, Sergio Ziino e Riccardo Corleo sarebbero venute meno le esigenze cautelari, stabilendo quindi una misura meno afflittiva in attesa del processo e consentendo loro di partecipare alle prossime udienze senza dover chiedere permessi. L’inchiesta verte sui tentativi di Arata di agevolare a suon di mazzette gli affari relativi a impianti eolici ed energie alternative. Nelle motivazioni depositate a settembre dal Riesame al momento della conferma degli arresti domiciliari, i giudici avevano parlato di  “pervasività del pericolo connesso al mercimonio dell'intera funzione al servizio dei corruttori”.

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Oltre ad Arata, i Nicastri e Tinnirello (quest’ultimo difeso dall’avvocato Roberto Mangano) fra gli indagati ci sono anche il funzionario regionale dell’Energia Giacomo Causarano, che si trova ai domiciliari nella sua abitazione di Partinico e l’imprenditore Antonello Barbieri, sottoposto all’obbligo di firma in un commissariato del Nord. Manlio Nicastri invece ha patteggiato una pena a due anni, così come il padre (2 anni e 10 mesi) nel processo che lo vedeva imputato per corruzione e intestazione fittizia di beni.

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