L'incontro al bar in centro a Palermo per avere il posto all'Asp: "U puparo è Miccichè"

Non solo presunte mazzette, ma anche una nomina come direttore generale di un’azienda sanitaria. E’ questo che Fabio Damiani, l'attuale direttore dell'Asp 9 di Trapani, avrebbe preteso dall’imprenditore Ivan Turola, della "Fer.Co.srl" per favorirlo. Tirati in ballo il presidente dell'Ars e il fratello, che non sono indagati

Nel fermo immagine del video della Guardia di Finanza di Palermo, un momento della maxi operazione che ha consentito di svelare un intreccio perverso su un sistema che avrebbe consentito di pilotare appalti milionari della Sanità in Sicilia

Non solo presunte mazzette, ma anche una nomina come direttore generale di un’azienda sanitaria. E’ questo che Fabio Damiani avrebbe preteso dall’imprenditore Ivan Turola, della “Fer.Co.srl” per favorirlo. E questi lo avrebbe accontento con soldi ed anche con una segnalazione al presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, attraverso il fratello Guglielmo (che non risultano indagati) che lo avrebbe portato, a dicembre del 2018, a dirigere l’Asp di Trapani. Salvatore Manganaro, che è finito in carcere proprio con Damiani, commentava infatti: “Turola è il pupo e Miccichè è il puparo”. Il retroscena emerge dall’inchiesta “Sorella Sanità” della guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. Il presidente dell'Ars in una nota precisa: "Io non sono lo sponsor del signor Damiani. Mio fratello Guglielmo, nella sua vita non mi ha mai fatto una telefonata per sponsorizzare né Damiani, né altri".

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Il presunto scambio di favori

Damiani all’epoca era responsabile della Centrale unica di committenza della Regione e anche  presidente della commissione della gara da quasi 228 milioni, bandita  il 30 ottobre 2017, per affidare “servizi di pulizia, servizi integrati e servizi accessori in ambito sanitario per gli enti del servizio sanitario regionale”. Proprio con Manganaro avrebbe accettato da Turola “un sostegno personale e politico dal presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, attraverso il fratello Gugliemo, per la nomina a direttore generale di un’azienda sanitaria”, scrivono gli inquirenti, oltre ad “una ingente somma di denaro”. Un presunto scambio per favorire la ditta di Turola, alla quale – sostiene la Procura - Damiani avrebbe attribuito un punteggio pari o prossimo al massimo coefficiente, del tutto arbitrariamente, indirizzando anche le decisioni della commissione in favore della stessa ditta, utilizzando pure documenti secretati per legge sulle offerte delle altre imprese.

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“Quello che deciderà è Miccichè”

Il 29 giugno 2018 Turola rassicurava Damiani: “Siamo sul pezzo, non preoccuparti, siccome mi premeva un incontro vis à vis… Settimana entrante...” e Damiani: “Però in città è risaputo che quello che deciderà sarà Gianfranco (Miccichè, ndr)… Il problema è che non c’è stato l’incontro con lui, basterebbe avere l’incontro con lui e poi non sarebbe necessario incontrare nessun altro".

“Miccichè è la strada giusta per te”

Diversi mesi dopo, a ottobre, era Manganaro a rassicurare Damiani: “Abbiamo messo il tuo nome, tutto quello che abbiamo potuto fare è mettere un occhio di riguardo, un occhio segreto perché nessuno può avere idea che tu hai collegamento con Miccichè, in discrezione di Miccichè, affinché se lui ha una casella e non ci può mettere uno che è immediatamente riconducibile a se stesso può pensare a te, questo è un tentativo, però poi Miccichè è la strada giusta per il tuo bene!”. 

L’incontro al bar Spinnato

Alle 14.35 del 6 novembre del 2018, scrive la guardia di finanza, Turola incontra Damiani e Guglielmo Miccichè al bar Spinnato di via Principe di Belmonte. I risvolti si apprendono il giorno successivo, quando Damiani racconta tutto a Manganaro. Una conversazione che lui stesso definisce “surreale” perché il fratello del presidente dell’Ars si sarebbe confuso credendo di dover segnalare l’imprenditore Turola e non Damiani: “Dice: ‘Damiani? Non tu mi hai detto Turola’… e lui: ‘Turola? Io sono Turola, che cazzo c’entro io!’… Ma come si può? Io ho detto ‘no, guarda, me ne vado’, che cazzo ci parlo con questi due? Uno s’è fumato e l’altro s’è drogato! Sei mesi che parlano, sei mesi! ‘Sei in pole position, ti conosce’ dai, è tutta una minchiata… Cioè se non stava lì per me lui non era Guglielmo Miccichè era un posteggiatore abusivo!”.

“Il pupo è Turola e u puparo è Miccichè”

Dopo la nomina a direttore dell’Asp di Trapani di Damiani, il 21 novembre 2018, è stata intercettata un’altra conversazione in cui Manganaro diceva: “Ricordati che lì, l’insospettabile… Infatti nessuno sospetta che ci sia questa infiltrazione… Chi c’è dietro questa operazione lo sappiamo solo noi e Gianfranco… Il pupo è Turola e u puparo è Miccichè!”. E poi aggiungeva: “A me a prescindere del resto se l’operazione mi deve riuscire è quella lì ok? Ma siccome siamo in tre a saperlo tu si u quarto che a Trapani dietro Turola e Lumia ce l’ha messo Miccichè con teatrino palermitano...”.

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Articolo modificato alle 16.25 del 21 maggio 2020 // Inserita la replica del presidente dell'Ars Miccichè

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