Corruzione al Comune, il pentito confessa gli affari coi funzionari: "Ci davamo del tu..."

Filippo Bisconti, arrestato nel blitz Cupola 2.0, svela i retroscena dei lavori che avrebbe ottenuto grazie alla complicità degli architetti Monteleone e Li Castri. Quest'ultimo voluto dal sindaco per presiedere la giuria sui progetti della fase due del tram

Filippo Bisconti il giorno dell'arresto nel blitz Cupola 2.0 - © Ansa foto

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Filippo Bisconti - imprenditore considerato capomandamento di Belmonte e Misilmeri, arrestato nel blitz Cupola 2.0 - sono confluite nel fascicolo per corruzione su tre progetti di lottizzazione di edilizia. Un'inchiesta che ha permesso di scoprire anche i suoi rapporti con due funzionari del Comune, arrestati insieme a due consiglieri e due imprenditori. Rispetto a queste rivelazioni la guardia di finanza e carabinieri hanno trovato riscontri durante le loro indagini, anche in relazione a vecchie intercettazioni, aprendo uno squarcio sul mondo dell’edilizia, sul lavoro degli uffici comunali e sulle falle del sistema tanto gradite ai comitati d’affari pronti a speculare in città. Anche grazie a qualche favore, magari ben remunerato.

Bisconti racconta ai magistrati come ha conosciuto Mario Li Castri e Giuseppe Monteleone, anni fa dirigenti ad interim tra quelli scelti direttamente dal sindaco Leoluca Orlando e dall’allora suo vice Emilio Arcuri. L’imprenditore aveva fatto dei lavori in provincia su un ex opificio trasformato in resort e poco dopo - racconta - aveva conosciuto loro due e l’architetto Fabio Seminerio. Era il lontano 2007. “L’architetto Li Castri - dichiara il collaboratore di giustizia ai pm - gli dicevo se hai lavori.. che ci davamo tu, poi ci siamo cominciati a dare del tu.. dico se hai lavori, cose.. io ho belle iniziative, vediamoci a Palermo.. perché poi ci vedevamo in ogni caso a Palermo”.

Insieme avrebbero quindi fatto affari, quantomeno fino al suo arresto nel blitz antimafia: “Quando poi io ho avuto delle vicissitudini processuali, il nome è uscito sul giornale, a poco a poco mi hanno allontanato”. Tra i lavori fatti insieme quello in via Al convento di Baida, dove alcuni abusi edilizi sulla costruzione di sei case hanno portato a tre condanne (poi tutte prescritte in appello) per due prestanome di Bisconti soci della Tava srl e l’architetto Seminerio. “Erano direttori dei lavori - svela Bisconti ai pm - per l’edificio che io stavo costruendo a Baida e figuravano tutti e due, prima l’architetto Li Castri era progettista e poi l’architetto Seminerio è diventato direttore dei lavori”.

Bisconti sapeva bene come funzionava il sistema e come incunearsi fra le sue pieghe. “Prima l’ufficio Urbanistica era dove c’è l’Ucciardone praticamente, l’edificio quello in struttura prefabbricata. Poi lui stesso (parla di Giuseppe Monteleone, ndr), prima era dirigente all’ufficio Urbanistica, poi è diventato dirigente all’ufficio Edilizia privata ed era praticamente.. era detto papale papale era in società con l’architetto Li Castri e Seminerio, si dividevano i progetti e si scambiavano i favori sia all’interno dell’ufficio, che come approvazione, che praticamente di mattina se li riceveva.. quando c’era l’amministrazione... l’amministrazione precedente, non ricordo l’architetto”. Con il cambio di sindacatura però la musica sarebbe rimasta sempre la stessa: “Perché dopo è stato eletto Orlando come sindaco, lui.. si è verificato realmente che era l’uomo di Orlando e quindi poi ho capito meglio che era nella persona... praticamente trattava con Emilio Arcuri per conto di Orlando... parole sue sono, non sono parole mie”.

Nella foto in basso, da sinistra, Mario Li Castri, Emilio Arcuri e il sindaco Leoluca Orlando

Li Castri Arcuri Orlando-2

L’inchiesta di fiamme gialle e carabinieri verteva su tre lottizzazioni di edilizia residenziale convenzionata in via Maltese, via Messina Marine e via San Lorenzo. Tre mega progetti per i quali i funzionari comunali, anche con la spinta dei consiglieri comunali che avrebbero dovuto calendarizzare i passaggi necessari in Aula, avrebbero fatto carte false affinché ogni cosa filasse liscia. Tutto in cambio di - ipotizzano e in parte ricostruiscono gli investigatori - promesse, incarichi o consulenze. In alcuni casi, si legge nell’ordinanza del gip che cita alcune intercettazioni, Pietro Caldaronello (oggi defunto e allora proprietario del terreno a Baida oggetto del processo) sarebbe arrivato a pagare una “mazzetta da 50 mila euro” a qualcuno dell’Edilizia privata per far cambiare pure un certificato. Ma si poteva ricambiare in altro modo, come lasciava intendere Monteleone intercettato mentre parla con la sua compagna in auto: "Ma se va in porto sempre io gliel'ho portato l'affare. Non è che mi può trattare... progetto, progettino, direzione dei lavori".

Dopo gli arresti il sindaco Leoluca Orlando è intervenuto in conferenza stampa cercando di spiegando, con non poco imbarazzo, come l’amministrazione comunale abbia respinto i tentativi di corruttela. “Consumo di suolo zero e niente spazio ai comitati d’affari”. Il primo cittadino non ha potuto poi sottrarsi alle domande dei giornalisti cercando di rispondere agli interrogativi sugli “uomini del Comune” con cui ha lavorato fianco a fianco per anni e ora travolti dalle indagini. E alcuni, nel tempo, li avrebbe voluti proprio lui confermandoli senza se e senza ma nei ruoli chiave della macchina comunale. “Arcuri? Perché non dovrei confermarlo assessore. Se ha sbagliato - tuona Orlando - lo vado a cercare a casa”. Poche ore dopo, però, è arrivato il passo indietro di Arcuri. "Per evitare strumentalizzazioni", ha dichiarato l'ex vicesindaco. Ma in realtà la rinuncia alla carica di assessore sarebbe stata imposta ad Arcuri dallo stesso Orlando.

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E sugli altri uomini voluti da Orlando? Risale a settembre 2017 la lettera inviata dal sindaco agli ormai ex dirigenti ad interim voluti da lui, da Arcuri e dal resto della Giunta per confermarli ai loro posti. Tra i vari destinatari delle missive c’era l’architetto Li Castri, oggi in lizza per uno degli undici posti da dirigente tecnico del Comune. “La S.V. è stata chiamata a presiedere la giuria del concorso di idee e progettazione del ‘Concorso internazionale di progettazione di due fasi del sistema tram Palermo - fase II”. E nonostante avesse perso lo status di dirigente, Orlando lo voleva mantenere in sella: "La sua individuazione è avvenuta su proposta dell’assessore delegato per le competenze di natura tecnico-amministrativa nella materia del concorso e ciò a prescindere dal ruolo dirigenziale alla data svolto".

Insomma, se qualcuno doveva presiedere i lavori sul mega progetto milionario "destinato a cambiare il volto della città", il sindaco voleva che fosse proprio lui, anche rischiando di andare di andare a sbattere contro la legge. E poco importava se fosse sotto processo insieme ad altri venti tra proprietari d’immobili, funzionari e dirigenti, per la lottizzazione abusiva di via Miseno. Un procedimento da cui sono usciti quasi tutti con le “ossa rotte” e che oggi si trova al vaglio della corte d’appello di Palermo. Oggi proprio Li Castri e Monteleone si trovano nella graduatoria definitiva (in vista delle prime prove scritte) per il concorso bandito nel lontano maggio 2017 dal Comune per inserire in pianta organica undici dirigenti tecnici, così da porre fine al valzer negli uffici e garantire stabilità al lavoro amministrativo.

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Mentre finanzieri e carabinieri preparavano il blitz, il Comune infatti inviava l’ultimo aggiornamento che vede Li Castri al numero 19 della graduatoria e Monteleone alla posizione 141. Qualcuno però annuncia già di voler fare ricorso per alcuni errori che sarebbero stati commessi, allontanando ulteriormente la definizione della procedura che negli anni ha costretto il sindaco a intervenire con le sue scelte personali, pescando in tutte le posizioni utili della graduatoria e non sempre sulla base di competenza e professionalità, affidando le dirigenze ad interim su base fiduciaria. Fiducia che oggi, dopo l’operazione “Giano Bifronte”, sembrerebbe non essere stata ripagata o addirittura tradita.

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