Da rifugiato a paziente psichiatrico, la storia di un giovane somalo "dimenticato" in ospedale

In Italia è arrivato a marzo dello scorso anno dopo essere fuggito dal suo Paese dove ha sepolto sua moglie e lasciato la madre e il figlio. Aspettando che la burocrazia facesse il suo corso, la psiche del paziente, 23enne, non ha retto. La storia di Aaden (nome di fantasia) unica ma allo stesso tempo comune a tanti altri

Il pronto soccorso del Civico

Da rifugiato somalo partito dalla Libia e sbarcato ad Augusta a paziente psichiatrico dopo quasi due settimane passate al pronto soccorso. E’ la storia di un ragazzo di 23 anni che è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio nell’area d’emergenza del Civico. Dopo 12 giorni ad aspettare che la burocrazia facesse il suo corso, ieri mattina la sua psiche non ha retto e ha iniziato a “dare di matto”, seminando il caos, buttandosi per terra e perdendo il catetere e la sacca di urina cui era collegato.

Aaden (nome di fantasia, ndr) è arrivato a marzo dello scorso anno per fuggire dal suo paese dove ha sepolto sua moglie e lasciato la madre e il figlio. Nonostante l’età sembra averne viste già tante e deve fare i conti con la lesione midollare causata da un proiettile che si è conficcato nel suo corpo e lo ha costretto sulla sedia a rotelle. A giorni gli sarebbe stato consegnato il permesso di soggiorno che, eccezionalmente, sarebbe andato a ritirare il suo amministratore di sostegno, l’avvocato Francesco Grandinetti.

Per via della sua condizione fisica, da quando è arrivato ha girato ospedali come il Cannizzaro di Catania, centri di riabilitazione per medullolesi come Villa delle Ginestre e il centro Sprar, il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Per ultimo la residenza sanitaria assistenziale di via La Loggia, senza mai trovare una collocazione e quindi un equilibrio, tanto da aver provato ad allontanarsi dalle strutture ed essere risultato poco collaborativo. Sogna di tornare a camminare ma le possibilità che questo possa succedere sembrano assottigliarsi.

“La sua è una storia difficile - spiega l’avvocato Grandinetti - e piena di ostacoli burocratici che però sono sempre stati superati. Si sono attivati enti a più livelli, dal Comune all’Asp, dalle associazioni a Unchr. E’ stato seguito da un mediatore culturale, l’unico in grado di comunicare con lui e con il quale ha stretto un legame. Ogni tassello è stato frutto di lunghe contrattazioni e ogni scelta è stata fatta in accordo con il giudice tutelare che ha da poco autorizzato il trasferimento in una nuova Rsa”. Quella di Aaden è una storia unica ma allo stesso tempo comune a tanti altri che lasciano la loro terra e le loro famiglie alla ricerca di una vita migliore.

Storie di varia umanità che si devono però scontrare con i tempi della burocrazia e le difficoltà incontrate durante il percorso socio-assistenziale che gli è stato offerto. Adesso il giovane somalo si trova su un letto del reparto di Psichiatria, dove gli agenti della polizia municipale ieri pomeriggio sono intervenuti per le ultime formalità. Il prossimo obiettivo, spiega ancora il suo amministratore di sostegno, sarà quello di fargli ottenere una residenza, anche virtuale, per potere entrare in un circuito che coinvolgerà istituzioni sanitarie ed enti locali che gli potrebbe consentire qui in Italia di ricongiungersi con il figlio e riabbracciare la madre.

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