Ricerche per l'ultimo disperso, l'avvocato della famiglia: ipotesi speronamento in mare

Proseguono le operazioni per individuare Vito Lo Iacono, 27 anni, dopo il ritrovamento dei cadaveri del padre Matteo (53) e del cugino Giuseppe (35). A ricostruire le poche informazioni certe prima della tragedia per l'imbarcazione salpata da Terrasini è il legale Aldo Ruffino

La guardia costiera al porto di Terrasini

L’ultimo messaggio sembrerebbe risalire a lunedì sera, quando le condizioni meteo non erano proibitive per una battuta di pesca, e la felpa indossata dal capitano di Nuova Iside lascerebbe intendere che sia accaduto qualcosa quando ancora il mare non si era ingrossato a causa dello scirocco. E se il peschereccio fosse stato speronato? Ad avanzare questa ipotesi è il legale della famiglia Lo Iacono, Aldo Ruffino, mentre guardia costiera e Aeronautica proseguono con le ricerche di Vito Lo Iacono, 27 anni, l’ultimo dei tre dispersi che avevano raggiunto la zona tra Ustica e San Vito.

Ieri è stato trovato il corpo del 53enne Matteo Lo Iacono, il capitano di Nuova Iside, portato sulla terraferma per il riconoscimento da parte dei familiari davanti al magistrato, al medico legale e ai militari della guardia costiera. Il primo cadavere rinvenuto è stato invece quello di Giuseppe Lo Iacono, il nipote, il cui funerale è stato già celebrato nella chiesa madre di Cinisi due giorni fa. I tre erano usciti in mare lunedì e la famiglia, non vedendoli rientrare all’orario prestabilito, ha lanciato l’allarme alla capitaneria di porto temendo che fosse accaduto qualcosa.

Ma cosa è successo in mare? Perche Nuova Iside sarebbe affondato? "E’ intenzione della famiglia Lo Iacono - spiega l’avvocato Ruffino - arrivare ad una ricostruzione certa delle cause che hanno comportato la scomparsa del peschereccio e la morte del capitano Matteo Lo Iacono e del nipote Giuseppe. L’equipaggio non ha manifestato preoccupazione per le condizioni del mare, l’ultimo messaggio è arrivato lunedì intorno alle 21.53, fino alla mezzanotte i telefonini funzionavano e abbiamo la certezza che i messaggi inviati dai familiari siano stati ricevuti".

Al momento del recupero della salma Matteo Lo Iacono indossava ancora una felpa, dettaglio che farebbe escludere che la tragedia si sia consumata quando soffiava il vento caldo di scirocco che avrebbe potuto rendere difficile la navigazione. "Tutto è ipotizzabile - aggiunge l’avvocato Ruffino - anche un inconsapevole speronamento notturno da parte di navi mercantili che solitamente attraversano quello specchio di mare o da parte di altre imbarcazioni da pesca presenti nella zona".

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Per cercare di ottenere ulteriori elementi che possano servire a fare luce sull’accaduto la famiglia ha chiesto che il capitano 53enne venga sottoposto ad autopsia presso l'Istituto di medicina legale del Policlinico. Contestualmente è stato richiesto alle autorità competenti di proseguire con le ricerche e anzi di incrementare numericamente il personale impegnato nell’operazione di soccorso, sia via mare sia via aerea, nella speranza che almeno il giovane Vito Lo Iacono sia riuscito a salvarsi.

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