Ricorso al Tar inammissibile, confermato a Campofelice il sindaco Taravella

Per gli avvocati del candidato Giuseppe Di Maggio, perdente per 57 voti alle scorse amministrative, i residenti all'estero non avrebbero ricevuto per tempo la cartolina avviso. Accolta la tesi dei legali del primo cittadino: "Nessuna prova dell'irregolarità del risultato elettorale"

L'ingresso del Tar Sicilia

Il candidato sindaco perdente ha provato a ribaltare l’esito delle ultime votazioni sostenendo che gli elettori di Campofelice di Roccella residenti all’estero non avessero ricevuto per tempo le cartoline avviso. Il Tar Sicilia, sezione terza, ha invece dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Giuseppe Di Maggio, sconfitto per 57 voti alle amministrative dello scorso 10 giugno, per “mancato superamento della prova di resistenza”. Confermata dunque l’elezione del sindaco Michela Taravella e del presidente del consiglio comunale Giulio Giardina.

Secondo Di Maggio la sconfitta incassata alle urne sarebbe dipesa, tra le altre cose, dalla mancata possibilità per cittadini residenti all’estero di esercitare il proprio diritto di voto. Proprio per questo i suoi avvocati hanno prodotto le dichiarazioni di cinque persone che sostenevano di non aver ricevuto le cartoline avviso per tempo, ovvero nei 20 giorni successivi all'affissione dei manifesti di convocazione dei comizi elettorali. “Non fornendo però - spiegano gli avvocati del sindaco Taravella, Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia - alcuna prova sulla circostanza afferente la rilevanza delle asserite irregolarità sul risultato elettorale”.

I legali difensori di Di Maggio infatti, insieme alle cinque dichiarazioni allegate al ricorso presentato a luglio scorso, hanno sostenuto che 242 residenti all'estero (di cui 181 residenti in Nord America, Argentina, Canada e Sud Africa) potrebbero non aver ricevuto le cartoline avviso, impedendo loro di esercitare il diritto di voto. A seguito del ricorso il primo cittadino Taravella e il presidente del Consiglio comunale Giardina, costituitisi in giudizio, hanno chiesto tramite i loro avvocati di dichiarare inammissibile il ricorso sotto vari profili sostenendone, in subordine, l’infondatezza.

La tesi è stata accolta dai giudici amministrativi palermitani che hanno riconosciuto l’inammissibilità avanzata dagli avvocati Rubino e Impiduglia per il mancato superamento della prova di resistenza. Condannati dunque Giuseppe Di Maggio e gli altri ricorrenti al pagamento delle spese giudiziali, liquidate in tremila euro cui si aggiungono anche le spese accessorie.

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