Niente reddito di cittadinanza ai condannati per mafia

E' una delle modifiche approvate in Commissione Lavoro, mentre prosegue il percorso del "decretone" in Parlamento sulla via della conversione in legge

Luigi Di Maio

Niente reddito ai condannati per mafia: Il reddito di cittadinanza sarà revocato in caso di condanna definitiva per i reati di stampo terroristico e mafioso. E' una delle modifiche approvate in Commissione Lavoro a riguardo del reddito di cittadinanza, mentre prosegue il percorso del "decretone" in Parlamento sulla via della conversione in legge. E' infatti arrivato il via libera della commissione Lavoro del Senato che ha dato mandato ai relatori di presentare il testo a Palazzo Madama.

Il provvedimento da lunedì sarà all'esame del Senato. Dopo una partenza rinviata più volte, a causa del voto sull'autorizzazione a procedere nei confronti del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, sul caso Diciotti, i lavori hanno subito un'accelerazione. Poche le modifiche approvate, che non cambiano il provvedimento nella sostanza.

Oltre alla voce che riguarda i condannati per mafia c'è da segnalare anche la stretta sui migranti, che dovranno munirsi di certificati del paese d'origine tradotti in italiano; controlli per separati o divorziati dopo 1 settembre 2018; esclusione dei condannati per diversi reati, che vanno dal terrorismo alle truffe; maxi sanzione per i datori di lavoro che assumono persone in nero beneficiarie del reddito; attenzione maggiore alle famiglie con figli e disabili ma non risorse in più.

Sanzioni per lavoro nero e finti divorzi: le sanzioni ai datori di lavoro che impiegano in nero stranieri o minori saranno estese a chi fa lavorare illegalmente i beneficiari del reddito di cittadinanza.

Attenzione anche sui cambi di residenza: se una separazione o un divorzio sono avvenuti dopo il 1° settembre 2019, per poter ottenere il reddito il cambio di residenza deve essere certificato da un verbale della polizia locale. Novità anche per chi assume un beneficiario del reddito di cittadinanza: chi licenzia i percettori del reddito prima di 3 anni dall'assunzione dovrà restituire il bonus maggiorato delle sanzioni civili, a meno che il licenziamento avvenga per giusta causa.

Prima i disabili. I datori di lavoro non in regola con le quote di assunzione dei lavoratori con disabilità, appartenenti alle categorie protette, non potranno ottenere gli incentivi previsti dall'assunzione dei beneficiari.

Regole più rigide per gli stranieri. I cittadini extra Ue senza lo status di rifugiati devono produrre una certificazione rilasciata dalla propria ambasciata e tradotta in italiano per comprovare la composizione del nucleo familiare.

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Tutele per papà e mamme. In caso di presenza di un minore nel nucleo familiare - anche in caso di coppia separata - i beneficiari di reddito di cittadinanza potranno ricevere offerte di lavoro in un raggio massimo di 250 chilometri.

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