Da fabbrica "top" in Europa a immondezzaio: "Così recuperiamo l'ex Chimica Arenella"

Lo storico stabilimento, simbolo di una Palermo che non c'è più, nelle scorse settimane è stato divorato dalle fiamme: ora la bonifica, poi il rilancio. L'impegno del vicesindaco dopo un sopralluogo

E' un pezzo di storia che riguarda un'altra Palermo, quella che all'inizio del Novecento viveva nel benessere derivante dalle tante attività produttive: fabbriche di laterizi, miniere di zolfo e di salgemma, mulini, tonnare, industrie agroalimentari e, fiore all'occhiello, la più grande fabbrica europea di acido citrico, appunto l'ex Chimica Arenella, fondata a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento e chiusa oltre 30 anni fa. La notizia è che adesso la struttura, dopo tanti anni, potrebbe essere realmente recuperata.

 “Dopo l'estate – ha spiegato negli scorsi giorni Giorgio Ciaccio, del Movimento 5 Stelle - è nostra intenzione convocare un'assemblea degli abitanti avviare i lavori per l'elaborazione di un progetto di recupero dell'area utilizzando i fondi europei. E' da tempo che si parla di progetti rimasti finora lettera morta. E' ora di lavorarci seriamente: la fabbrica non può rappresentare un pericolo per la gente della zona, ma un'opportunità e una risorsa da mettere a frutto. Noi abbiamo tutta l'intenzione di farlo con l'aiuto dei cittadini”.

Oggi il complesso dell'ex Chimica Arenella si trova in stato di totale abbandono, ed è stato trasformato in discarica a cielo aperto. I progetti per fare rinascere l'area, che doveva essere trasformata in un polo per le imprese innovative, sono affondati a uno a uno. Intanto dopo l'incendio dello scorso mese si corre ai ripari. La struttura sarà ripulita entro la fine di agosto dagli arbusti e dai cumuli di rifiuti che lo scorso mese si sono rivelati un valido alleato alla fiamme che per settimane hanno inquinato l'aria della borgata. 

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“E' questo – ha riferito il deputato all'Ars del M5S Giampiero Trizzino – l'impegno che il vicesindaco Emilio Arcuri ha preso con noi – dopo un'ispezione che abbiamo fatto assieme sul posto per renderci conto della situazione. Nelle condizioni in cui si trova, lo stabilimento rappresenta un reale pericolo per la borgata e va bonificato. E' ovvio che realizzare una reale bonifica, con la rimozione dell'amianto presente, in questo momento è praticamente impossibile, visto che occorrerebbero risorse che al momento attuale non sono disponibili. Per cui abbiamo ottenuto dall'amministrazione un impegno a più step. Per il momento si procederà alla caratterizzazione dei rifiuti per capire quelli che è possibile eliminare, quantomeno per ridurre sensibilmente i rischi nell'immediato futuro, rinviando a tempi migliori interventi più importanti”.

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