Rap appalta all'esterno la differenziata a Brancaccio, Catania: "Non è una privatizzazione"

L'azienda, dopo il "no" del Comune a nuove assunzioni, si rivolge in via "sperimentale" alle piattaforme accreditate coi consorzi di filiera per avviare il 5° step del "porta a porta". L'assessore all'Ambiente: "Gestione resta pubblica, aumenteremo i rifiuti da riciclare"

La Rap, a corto di personale, sceglie la strada degli appalti esterni per far partire la raccolta differenziata nel 5° step del "porta a porta", quello cioè che ricade nella zona di Brancaccio. Una procedura "sperimentale", condivisa con il Comune (socio unico della Rap), finalizzata alla ricerca sul mercato di piattaforme private accreditate con i consorzi di filiera. Chi si aggiudicherà l’appalto, nella sostanza, ritirerà la differenziata al posto della Rap e verrà retribuito con i "corrispettivi riconosciuti dai consorzi di filiera": ovvero gli enti che pagano l’immondizia per poterla riciclare e poi rimettere in commercio.

Il punto è che la Rap non ce la fa ad incassare queste somme perché non ha uomini e mezzi a sufficienza per raccogliere determinati quantitativi di rifiuti. E quindi si rivolge all’esterno, attraverso un sistema che altro non è che una partita di giro. Ovvero, mette a gara i contributi che incasserebbe dai consorzi di filiera se raccogliesse direttamente la differenziata. Con un vantaggio: contabilizzare le quantità di rifiuti che oggi non vengono intercettati. Il tentativo infatti è incrementare i livelli della differenziata, inchiodata al 20% in tutta la città. L’amministratore unico della Rap, Giuseppe Norata, ha già firmato tre determine, dalle quali sono scaturiti altrettanti bandi (già pubblicati), per "l’acquisizione del servizio sperimentale" della raccolta differenziata. Una di queste riguarda "il ritiro degli imballaggi multimateriale leggero (acciaio e alluminio, ndr) e degli imballaggi di plastica". L'appalto non è suddiviso in lotti. E, si legge sempre nella determina dell'11 aprile scorso, "si tratta di attività esposta a rischio infiltrazione mafiosa". L'appalto avrà una durata di 24 mesi, per un importo di 200 mila euro, e verrà aggiudicato "con il criterio del massimo ribasso". "Sulla stessa falsa riga - prosegue Norata - ho firmato altre due determine per la raccolta del vetro (100 mila euro a gara) e di carta e cartone (200 mila euro a gara). L’azienda che vincerà la gara, verrà pagata con i soldi che la Rap avrebbe incassato dai consorzi di recupero e riciclo".

I privati, nei fatti, surrogheranno l’azienda pubblica che in città si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in forza di un contratto di servizio con il Comune. "La sperimentazione della Rap - precisa però Giusto Catania, assessore comunale all’Ambiente - non va nella direzione della privatizzazione del servizio; al contrario ci consentirà di certificare in modo formale quantità maggiori di differenziata finora non intercettate. La gestione resta pubblica. Così facendo riportiamo anche sotto il controllo pubblico un servizio di fatto già svolto da privati”. Il riferimento di Catania è a quelle aziende del settore rifiuti che oggi hanno ottenuto da utenze non domestiche (uffici, fabbriche, grandi strutture ecc…) l’incarico di ritirare la differenziata.

Carta soprattutto, che poi è il materiale più pregiato ai fini del riciclo. A dimostrazione che la differenziata è un business. Insomma, l’equazione munnizza-soldi non è una favoletta. Differenziare conviene, a tutti. Il Comune ne è finalmente consapevole, tanto che dopo sei anni dal regolamento Tari del 2013 sta cominciando ad aprire i Centri comunali di raccolta - dopo viale dei Picciotti da ieri è attivo quello di piazza della Pace e nei prossimi 15 mesi ne nasceranno altri 11 - ma ancora oggi non è in gradi di far decollare la gestione pubblica attraverso la sua partecipata. Se a Brancaccio saranno quindi le piattaforme di riciclo a ritirare, con il loro personale, la differenziata, è anche dovuto al fatto che il Comune ha bloccato il piano del fabbisogno di personale chiesto dalla Rap. "Solo per il 5° step - spiega Norata - ci servivano 36 nuovi addetti, più 11 autisti. Il Comune però ha detto no e con le risorse a disposizione non ce la facciamo da soli". L’assessore Catania conferma e aggiunge: "Prima l’azienda deve concretizzare il piano di risanamento, poi ci saranno le assunzioni".

Giaconia (Palermo 2022): "Contrario ad apertura ai privati"

In un modo o nell’altro il "porta a porta" deve quindi andare avanti. Si è scelta la strada di rivolgersi alle piattaforme accreditate dai consorzi di filiera, anche se c’è chi sostiene - è il caso del consigliere comunale Antonino Randazzo (M5S) - che ciò sia "un sistema per favorire surrettiziamente l’ingresso dei privati nella gestione dei rifiuti". Catania, voce autorevole dell’amministrazione Orlando, garantisce che "non si va nella direzione della privatizzazione".

Di sicuro c’è che l’avvio dei nuovi step del "porta a porta" non si fermerà. "Prima facciamo funzionare quelli che sono già partiti" aveva dichiarato l’assessore Catania al quotidiano La Repubblica la scorsa settimana. Dichiarazione che conferma pure a PalermoToday, smentendo però, in duetto con Norata, un congelamento del porta a porta: "Non ci sarà nessun blocco degli ulteriori step previsti nel progetto Palermo Differenzia 2". Anzi, a breve la differenziata arriverà nella zona compresa tra via Serradifalco e via Aurispa, tra via Aversa e via Lancia di Brolo (il cosiddetto itinerario 2bis). Un’area di confine tra il "porta a porta" e il vecchio sistema dei cassonetti, che si è trasformata in una sorta di discarica per chi non vuole fare la differenziata. "E’ una situazione ormai insostenibile - conclude Catania - che correggeremo con l’itinerario 2bis".

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