Ragazzina intossicata dopo aver mangiato tonno: nono caso, sequestri alla Zisa e a Ballarò

Una dodicenne è stata ricoverata all'Ospedale dei Bambini dopo una cena a base di pesce. Indagano i carabinieri del Nas tra controlli su ambulanti e pescherie. L'opinione dell'esperto: "Ecco perchè il tonno diventa avariato, occhio a prezzi e provenienza dei prodotti"

Dodicenne ricoverata dopo aver mangiato tonno a cena. Nono caso di intossicazione in poco tempo a Palermo dove una ragazzina è stata portata dai genitori all’Ospedale dei Bambini con i classici sintomi della sindrome sgombroide. Negli scorsi giorni sono finite al pronto soccorso altre otto persone per lo stesso problema. Una di loro, cardiopatica, è stata trasferita nell’Unità coronarica del Cervello dopo essere stata colta da infarto. Intanto i carabinieri del Nas hanno sequestrato altri 40 chili di prodotto alla Zisa, spostando poi i riflettori sui mercati rionali. Oggi il blitz in una pescheria a Ballarò dove i genitori della giovane avrebbero acquistato il pesce: sequestrati in tutto 120 chili di tonno.

Tonno avariato, i controlli dei Nas

A indagare sui casi degli ultimi giorni i militari del Nucleo anti sofisticazione che, insieme al personale veterinario dell’Asp, hanno passato sotto la lente pescherie e ambulanti per verificare lo stato di conservazione dei prodotti in vendita e la loro tracciabilità. Dopo aver acquisito le prime informazioni direttamente dalle persone ricoverate, gli investigatori hanno sequestrato alcune partite in una pescheria che si trova a Isola, nella zona del porto, e alcuni venditori che si piazzano con le loro bancarelle in piazza Torrelunga, dalle parti dello Sperone.

Dopo circa 24 ore sia la ragazzina che le altre otto persone, fatta eccezione per l’uomo cardiopatico, hanno firmato per le dimissioni e sono tornate a casa. A loro l’eventuale decisione di presentare una denuncia alle forze dell’ordine o all’autorità giudiziaria. I veterinari dell’Asp, a supporto del Nas durante i controlli, avrebbero riscontrato alterazioni su alcune specie ittiche in vendita disponendone la distruzione in quanto giudicate non commestibili. Alterazioni delle caratteristiche organolettiche quasi impercettibili e di cui l’acquirente difficilmente riesce ad accorgersi. Il rischio è che quel pesce provenisse da “quote extra” di tonno rosso, dunque di probabile origine clandestina.

La "tecnica della boa"

sequestro tonno porticello 1Proprio qualche giorno i finanzieri di Bagheria hanno sequestrato due tonnellate e mezzo di tonno a Porticello. I militari hanno notato alcuni pescatori che durante la notte stavano scaricando diversi esemplari di Thonnus tynnus in acqua per poi fissarli ad alcune boe. Il loro obiettivo era quello di tornare in un secondo momento per recuperare il pescato. Mentre la loro imbarcazione veniva fermata, un’altra raggiungeva il punto in cui era stato "conservato" il pesce per tirarlo su e caricarlo su un frigo isotermico. Ma anche in quel caso sono intervenuti i finanzieri mandando in fumo i loro piani.

In quell’occasione il tonno, a seguito degli opportuni controlli, è stato sequestrato e donato ad alcuni istituti caritatevoli per sfamare i più bisognosi. Secondo gli investigatori già nelle prime fasi in cui viene messa in pratica "tecnica della boa", non certo una novità per i pescatori di frodo, inizierebbe il deterioramento delle carni del pesce che, per potersi conservare, andrebbe eviscerato già a bordo delle imbarcazioni e mantenuto alla temperatura indicata e costante per evitare la proliferazione di microrganismi. Lì infatti inizia la “catena del freddo” le cui informazioni, nei prodotti venduti regolarmente in pescheria, vanno indicate nella documentazione che li accompagna.

L’esperto: "Attenti a cosa arriva sulla tavola e occhio ai prezzi"

Secondo un esperto del settore, il dottore Antonio Vella (in foto) dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo, uno dei fattori che avrebbero contribuito ai casi d’intossicazione degli ultimi giorni potrebbe essere stata l'alta temperatura. "È probabile che il rialzo termico degli ultimi giorni sia stato determinante, soprattutto per gli ambulanti che ‘faticano’ a mantenere la catena del freddo. I batteri istidogeni che si trovano nello stomaco dei pesci, per esempio, a contatto con gli amminoacidi contenuti nelle carni, fanno salire il livello istamina". Si tratta di una molecola organica che, entro una certa soglia, non crea alcun problema ma può diventare nociva quando supera i 200 milligrammi per chilo. Gli effetti sull’uomo variano in base al dosaggio e al soggetto, causando sintomi come nausea, vomito, diarrea, bruciori e formicolii alle mani.

antonio vella istituto zoo profilattico-2"In questi casi - spiega ancora a PalermoToday il responsabile del laboratorio residui dell'area chimica e tecnologie alimentari dell'Istituto Zooprofilattico Sicilia - si consiglia di andare presso una struttura sanitaria per accertamenti, sopratutto se parliamo di anziani e bambini. Bisogna fare attenzione a cosa arriva a tavola e diffidare dai prezzi troppi bassi. Acquistare a 5-6 euro al chilo è sconsigliato, un prezzo congruo può essere pari a 10-12 euro. Mentre le pescherie dovrebbero avere e mostrare all’occorrenza la documentazione, gli ambulanti riescono invece a sfuggire più facilmente ai controlli e spesso lasciano il pesce alla mercé degli agenti atmosferici, magari senza coprire adeguatamente con ghiaccio il pesce e permettendo sbalzi di temperatura che possono essere rischiosi. Circostanza possibile anche nelle pescherie dove a volte mettono un pesce intero in bella vista sul bancone, che all’orario di chiusura va nelle celle frigo prima di tornare in esposizione il giorno dopo".

Quote tonno, Musumeci: "Sicilia penalizzata"

Polemico il presidente della Regione Siciliana che a fine maggio, dopo la delibera di Giunta con cui è stata impugnata la decisione del ministero per le Politiche agricole. ”La ripartizione delle quote di pesca del tonno rosso effettuata dal governo nazionale penalizza, ancora una volta, la Sicilia. Non è stata tenuta in considerazione la nostra richiesta di una più equa divisione tra i vari sistemi di pesca che salvaguardasse le imprese artigianali e tradizionali. Si è deciso di continuare a premiare pochi, a discapito di molti. Per questo motivo, abbiamo deciso di fare ricorso contro il decreto ministeriale". Il riferimento va alle indicazioni dell'Unione europea le quote italiane sono state aumentate di 600 tonnellate, passando da 3.294 a 3.894. La Sicilia aveva chiesto che fossero distribuite principalmente a chi pesca il tonno con il sistema del “palangaro”, quindi alle tonnare fisse e alle cosiddette “quote accidentali”.

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