Parlano le vittime straniere del racket: "Tra minacce e pestaggi vivevamo nel terrore"

Mafia e pizzo a Ballarò: i commercianti di via Maqueda raccontano il clima di violenza. Subivano i loro soprusi, venivano costretti a pagare anche 50 euro a settimana e a restare chiusi nei loro negozi. "Qui comandiamo noi, della polizia non abbiamo paura"

Via Maqueda, Emanuele Rubino mentre cerca di sparare a Yusupha Susso

"I miei clienti, quasi tutti stranieri, vengono aggrediti con calci e pugni solo perché guardano. Quando chiedo di pagare il conto queste persone mi minacciano con il gesto del pugno dicendomi di stare zitto e quando passeggio in via Maqueda, senza nessun motivo, mi aggrediscono con degli schiaffi e scappano; mi hanno tirato anche delle uova e una volta mi hanno rotto la vetrata del locale a colpi di casco". Soprusi, minacce, violenza gratuita, è questo che emerge dalle testimonianze dei commercianti stranieri che, come hanno denunciato alla polizia, sarebbero stati taglieggiati e vessati da dieci persone che sono state fermate lunedì nell’ambito dell'operazione "Maqueda" (GUARDA VIDEO).

Sarebbe bastato uno sguardo per essere malmenati per strada. Gli indagati, tra cui soprattutto i fratelli Emanuele, Giuseppe, Santo e Giacomo Rubino, si sarebbero anche serviti a loro piacimento nei negozi, rubando merce, facendosi consegnare casse di birra o mangiando senza pagare. In alcune attività commerciali quotidianamente avrebbero preso 10 o 20 euro dalla cassa.

I RETROSCENA: "SE VUOI STARE QUI DEVI PAGARE"

Per essere presi a schiaffi ogni pretesto sarebbe stato buono: "Giacomino (Rubino, ndr) è entrato nel mio negozio – racconta uno degli stranieri – e mi ha schiaffeggiato solo perché un mio amico aveva vinto del denaro alla slot machine del tabaccaio di via Maqueda e lui, che aveva giocato precedentemente, non aveva vinto". E aggiunge: "Emanuele (Rubino, ndr) in due circostanze è entrato nel mio negozio e ha preso alcolici, birra e superalcolici per un valore di 160 euro, rifiutandosi di pagare. Io non ho fatto opposizione perché so che loro sono soliti malmenare la gente".

E infatti, i fratelli, secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dei sostituti Ennio Petrigni e Sergio Demontis che coordinano le indagini, avrebbero ribadito spesso che "qui comandiamo noi, della polizia non abbiamo paura", presentandosi anche armati di pistole nelle attività commerciali degli stranieri. "Mi devi dare 50 euro a settimana se vuoi continuare a lavorare, altrimenti ti chiudo il negozio e se non lo fai ti mando all’ospedale tutto tagliato, io non ho paura della polizia", questo avrebbe detto uno dei Rubino a un altro straniero. "Io ho risposto - mette a verbale la presunta vittima - che non avevo paura di quello che diceva e che non ero disposto a pagare e se era il caso io stesso, pur di non pagare, avrei chiuso il negozio".

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In molte testimonianze emerge questa volontà di non piegarsi, di ribellarsi alla presunta imposizione del pizzo, anche minacciando di chiamare la polizia. "Ma avevo paura di ritorsioni, per la vita dei miei figli", hanno detto diversi stranieri agli inquirenti, descrivendo "un clima di terrore" che poi li portava a non chiedere aiuto. Soprattutto da quando, secondo la loro versione, alla fine dell’anno scorso era tornato libero Giuseppe Rubino. "Io vi rispetto, perché mi volete sottomettere?", questo avrebbe detto un altro negoziante ai fratelli Rubino. La risposta - come sostengono i pm - è che il "branco" avrebbe voluto imporre "un dominio sul territorio di tipo animalesco".

"Emanuele Rubino in più occasioni è entrato e si è impossessato di alcuni oggetti, quando ho chiesto di pagare - riferisce un altro negoziante - sono stato picchiato. Voleva che gli dessi 50 euro mensili e ogni volta che tentavo di parlare mi colpiva con dei pugni… Ha detto che lui non ha paura della polizia perché quella zona è sua e comanda lui". Agli stranieri, inoltre, sarebbe stato imposto di stare all’interno dei loro negozi: "Emanuele Rubino obbligava noi negozianti – spiega un altro testimone – a rimanere sempre nei nostri negozi per evitare di avere testimoni quando fossero stati compiuti scippi e rapine in zona, cosa che accade almeno un paio di volte al giorno".

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Un altro commerciante sarebbe stato brutalmente picchiato perché avrebbe chiesto la restituzione di 20 euro che "avevo prestato a Emanuele Rubino perché mi disse che doveva andare in discoteca con la ragazza e non aveva soldi". Uno scenario "terrificante e allarmante", in alcuni casi "da caccia alle streghe", come hanno rimarcato i pm nel provvedimento di fermo. "Non si è distanti da un modo di concepire la convivenza sociale più proprio di barbari ed incivilizzati - hanno sottolineato gli inquirenti riferendosi al comportamento degli indagati - piuttosto che di persone abitanti in una città europea ed in un centro storico tra i più importanti e vasti d’Italia".

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