Provincia, Avanti si "spoglia" dei beni per evitare il risarcimento

L'ex presidente dell'ente avrebbe creato un fondo patrimoniale dove "nascondere" le sue proprietà. Ma per la Corte dei Conti non ci sono dubbi: "E' stato un atto doloso". Se la condanna verrà confermata, dovrà sborsare un milione di euro

Giovanni Avanti, ex presidente della provincia

Condannato a risarcire un milione di euro, si sarebbe "spogliato" dei propri beni per evitare il pignoramento nascondendoli in un fondo patrimoniale. E' questa la ricostruzione fatta dalla procura della Corte dei Conti che ha ottenuto dalla sezione giurisdizionale lo sblocco per aggredire il tesoro dell'ex presidente della provincia Giovanni Avanti. Per gli inquirenti non c'è dubbio, è stato un atto doloso: "Ha agito con la consapevolezza di vanificare la sua garanzia patrimoniale - si legge su Repubblica Palermo - con evidente ostacolo all'azione esecutiva". Ma lui si sarebbe giustificato spiegando di averlo fatto per il bene dei figli.

La storia di Giovanni Avanti comincia lo scorso maggio, quando i giudici della Corte dei Conti lo condannano in primo grado al risarcimento dell'ente, da lui stesso guidato, per l'affidamento di incarichi esterni per chiamata diretta. Un gioco costato circa un milione di euro. Dopo aver ricevuto l'atto di citazione, Avanti avrebbe creato un fondo patrimoniale che comprendeva tre appartamenti nel capoluogo, uno a Gratteri, tre a Belmonte Mezzagno ed una villetta ad Altavilla Milicia. Tornando ai giorni nostri, il controllo della polizia tributaria aveva portato ad un (quasi) buco nell'acqua, perché nel suo patrimonio non risultava più nulla. Nonostante l'inghippo, qualora venisse confermata la condanna durante l'udienza fissata per marzo, per Avanti si potrà procedere al pignoramento dei beni.

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Le spiegazioni fornite da Avanti ai magistrati contabili non sono bastate. Avrebbe spiegato loro di aver creato il fondo patrimoniale esclusivamente per ragioni private e familiari. Ma i giudici ritengono che l'ex presidente della provincia stesse solo cercando di sfuggire alla condanna, poiché ci sarebbe "una consequenzialità cronologica fra l'atto di citazione per un notevole importo e la costituzione del fondo" e perché "la convivenza da tempo solo formale con la moglie non aveva mai comportato la necessità di procedere alla stipula di un fondo patrimoniale". Quest'ultimo creato esplicitamente senza prevedere il consenso dell'altro coniuge per l'alienazione dei beni, considerato chiaro elemento di frode per la Corte dei Conti.

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