"Il nuovo decreto legge uccide le fondazioni”: rinviata protesta davanti al Teatro Massimo

La manifestazione è stata indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil per chiedere risorse certe per l'organizzazione di una programmazione e l'assunzione degli 80 precari storici

Il coro, il corpo di ballo e l'orchestra del Teatro Massimo si esibiscono davanti alla scalinata del teatro Massimo per protesta. La manifestazione, indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, prevista inizialmente per domani alle 20 è stata rinviata a data da destinarsi per problemi di logistica tecnico organizzativi. I sindacati bocciano il nuovo decreto legge delle fondazioni lirico sinfoniche italiane e chiedono risorse certe per la programmazione e la stabilizzazione dei precari. 

“Il nostro è un grido d'allarme. Lanciamo un appello agli intellettuali palermitani e agli artisti - dice il segretario generale Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso – perché partecipino alla protesta contro l'uccisione della produzione culturale da parte del governo. Il contratto nazionale di lavoro del personale delle fondazioni non si rinnova da 15 anni, le piante organiche delle fondazioni sono quasi dimezzate”.  

Venerdì scorso, i sindacati all'inizio dello spettacolo “Danza d'autore...Bolero”, al Teatro di Verdura, hanno letto un comunicato unitario in cui annunciavano i temi al centro della protesta, a partire dalla “mancanza totale di risorse economiche per l'annosa questione della stabilizzazione dei precari storici”. “Il lavoro nei teatri - aggiunge Rosso - non può essere precario a vita ma ogni lavoratore deve avere la possibilità di un lavoro stabile. Continueremo la lotta per la stabilizzazione degli 80 precari storici del Teatro Massimo di Palermo e denunciamo che il precariato si sta espandendo anche nel settore tecnico, nella sartoria, tra macchinisti, attrezzisti e tra i tecnici delle luci. Questi mestieri non si possono improvvisare”.  

I sindacati chiedono certezza di risorse per l'organizzazione di una programmazione che finalmente possa comprendere  una stagione estiva di tre mesi per il Teatro Massimo, certezza di risorse per  il riempimento delle piante organiche sia nei settori artistici che tecnico amministrativi, per l'ammodernamento del teatro con interventi di nuova tecnologia  sia sul palcoscenico, per puntare al raddoppio delle  produzione, che con la digitalizzazione degli archivi. E ancora risorse certe per  investire sulle  Accademie di danza, di sartoria teatrale e di scenografia. “Questa ci sembra l'unica  politica culturale possibile. Continueremo a protestare con tutte le nostre forze - prosegue Rosso - perché alla guida di un settore così importante del Paese ci siano persone competenti, per dare alla Cultura lo slancio e  lo sviluppo che merita. Per quanto riguarda il Massimo è inimmaginabile che possa stare 3-4 mesi senza neanche produrre uno spettacolo. Palermo, con il picco del 30 per cento di aumento del turismo, pensiamo - conclude - possa raddoppiare le proprie produzioni artistiche con una programmazione di qualità, al livello di una capitale europea”.

Notizia aggiornata alle 17.30 del 24 luglio 

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