Depistaggio per via D'Amelio, Scarantino accusa: "Così i poliziotti mi indottrinavano"

Per il secondo giorno consecutivo l'ex pentito Vincenzo Scarantino è stato protagonista del processo a carico di tre poliziotti accusati di averlo manipolato per deviare le indagini sull'autobomba che uccise Paolo Borsellino e gli agenti della scorta

Per il secondo giorno consecutivo l'ex pentito Vincenzo Scarantino è stato protagonista del processo, che si celebra a Caltanissetta, sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio. Alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia in concorso aggravatodall'avere agevolato Cosa nostra.

Nella deposizione di ieri l'ex collaboratore di giustizia, che ha ritrattato per due volte durante la sua collaborazione iniziata nel 1994, ha ribadito di avere deciso di parlare con i pm perché "stanco delle botte in carcere". E anche oggi sono arrivate una serie di accuse nei confronti della polizia. Nel corso dell'interrogatorio fiume condotto dal procuratore aggiunto  Gabriele Paci e dal pm Sefano Luciani, che rappresentano l'accusa, Scarantino ha detto di essere stato "indottrinato" dagli indagati.

Depistaggio dopo via D'Amelio, parla Scarantino: "Colpevole di essere innocente"

"Erano tutti consapevoli che io non sapevo niente. Ma dovevo portare questa croce... Mi hanno rovinato l'esistenza, io non ho mai fatto niente. Non c'entro con le stragi. I poliziotti mi dicevano cosa dovevo dire ai magistrati e me lo facevano ripetere", ha detto Scarantino, E ancora: "Io ero un ragazzo. E se non combaciavano le cose che dovevo dire, loro mi dicevano di non preoccuparmi. Io andavo dei magistrati e ripetevo, quando ci riuscivo, quello che mi facevano studiare".

Il riferimento è al periodo del 1995, quando si presentò per la prima volta davanti a una corte d'assise al processo per la strage di via D'Amelio. "Loro mi dicevano 'Quando non sai una cosa basta che dici ai magistrati che devi andare in bagno, tu ti allontani e poi ci pensiamo noi. Ti diciamo noi quello che devi dire'. Quando andavo alle udienze dicevo che dovevo fare la pipì, andavo nella stanza e mi dicevano lorocosa dire. E io poi n aula cercavo di ripetere le cose che mi dicevano".

Nell'udienza di oggi sono apparsi in aula dei "pizzini", scritti a mano, da aggiungere ai verbali per spiegare all'ex pentito Vincenzo Scarantino "cosa dire" durante gli interrogatori in aula al processo per la strage di Via d'Amelio. I 'pizzini', cioè i fogli di carta scritti a mano, sono stati mostrati oggi, durante l'udienza a Scarantino, scansionati su un computer. I verbali erano riferiti alle prime dichiarazioni fatte da Scarantino depositate al processo Borsellino uno e di cui si è saputo solo nel secondo processo per la strage di via D'Amelio. Secondo la Procura di Caltanissetta quei 'pizzini', che sarebbero stati vergati a mano dal funzionario Fabrizio Mattei, sarebbero la prova dell'indottrinamento che i poliziotti del gruppo 'Falcone e Borsellino' avrebbe fatto nei confronti di Scarantino.

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