"Sono stata aggredita in commissariato", diventano quattro i poliziotti indagati

L'accusa di una donna: "Sono andata a denunciare il furto del cellulare e sono stata spinta contro un muro". La difesa: "Era ubriaca e molesta". Respinta l'archiviazione, notificato l'avviso di conclusione delle indagini a 4 agenti del commissariato Zisa-Borgo Nuovo

Il commissariato Zisa-Borgo Nuovo di via Noce

Sarebbe andata a sporgere una denuncia per una rapina subita mentre passeggiava per strada ma una volta giunta in commissariato, secondo quanto poi riferito, non avrebbe ricevuto il trattamento che sperava. E anzi sarebbe stata liquidata con metodi bruschi e addirittura spinta contro il muro e poi fuori dagli uffici di via Noce. E’ stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a quattro agenti di polizia del commissariato Zisa-Borgo Nuovo che rischiano di finire sotto processo: uno di loro con le accuse di lesioni e rifiuti di atti d'ufficio con le aggravanti dei futili motivi e dell'abuso di potere, mentre tutti e quattro potrebbero dover rispondere davanti a un giudice dei reati di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e calunnia.

I fatti risalgono a febbraio 2016. Una donna di 41 anni stava passeggiando nella zona della Noce quando un uomo, approfittando forse di un momento di distrazione, le avrebbe scippato dalle mani un cellulare che lei stava utilizzando in quel momento per parlare con la sorella. La vittima dello scippo, spaventata per l’accaduto, è andata in commissariato per sporgere denuncia e lì - racconta - le sarebbe stato risposto che si trattava di un’operazione di routine e che sarebbe dovuta tornare nei giorni a seguire per la denuncia.

A quel punto la madre della presunta vittima dell’aggressione, che aveva accompagnato la figlia, ha chiesto ai poliziotti: "Come mai una viene qui per essere aiutata e voi buttate fuori le persone?". A quel punto interviene la vittima, che chiede: "Se fosse stata sua figlia non l’avrebbe aiutata?". E lì, apriti cielo. "'Lei mia figlia non la deve neanche nominare' - avrebbe detto uno dei poliziotti secondo il racconto della madre - e nel frattempo ha preso mia figlia per un braccio e l’ha scaraventata in un angolo della stanza. Poi è arrivato un altro agente che ha aiutato lui a scaraventarla per terra". Un parapiglia cui è seguito l’intervento di un’ambulanza del 118 contattata sia dagli uomini in divisa che dalla madre della presunta vittima.

Portata in ospedale alla donna è stata riscontrata una lussazione scapolo-omerale con frattura del trochite omerale. Diversa la versione dei fatti messa nero su bianco dai poliziotti nelle relazioni consegnate ai dirigenti del commissariato: secondo loro la donna avrebbe bevuto, come si evinceva dal suo "alito liquoroso", e soffrisse di problemi di natura psicologica. Un elemento comune in tutte le relazioni in cui gli agenti raccontano di una donna molesta che sarebba andata in escandescenza, disturbando le altre persone nella sala d'attesa e arrivando a urlare anche parolacce.

A una prima richiesta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore Teresa Maligno a giugno 2016 gli avvocati Mauro Torti e Corrado Nicolaci si sono opposti chiedendo di interrogare i testimoni presenti quel pomeriggio in commissariato, il personale del 118, la persona offesa e la madre. E di acquisire inoltre le immagini della videosorveglianza interna e la cartella clinica della vittima, oltre a nominare un consulente tecnico di parte per verificare le lesioni riscontrate sul corpo della donna per stabilire se siano state causate da una caduta accidentale o da un’ipotetica aggressione. Senza questi elementi, secondo i legali difensori della 41enne, non sarebbe stato possibile ricostruire la dinamica di quanto accaduto per stabilire eventuali responsabilità.

La loro richiesta è stata condivisa dal gip Marco Gaeta che, accogliendo l’istanza, ha disposto gli ulteriori accertamenti che hanno portato lo stesso pm a comunicare l’avviso di conclusione delle indagini. Adesso i quattro poliziotti potranno acquisire e visionare i video e gli atti allegati al fascicolo, comprese eventuali intercettazioni, presentare memorie difensive o altra documentazione utile e sottoporsi a interrogatorio per rilasciare dichiarazioni. "Siamo soddisfatti per il senso di responsabilità con cui il giudice - spiegano gli avvocati a PalermoToday - ha deciso di respingere la richiesta di archiviazione, avanzata nonostante non fossero stati acquisiti tutti gli elementi necessari per ricostruire con esattezza la dinamica".

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