Policlinico, azoto al posto dell'ossigeno ad un neonato: arrivano 3 condanne

Una mossa dalle conseguenze gravissime: un'encefalopatia acuta e una compromissione neuromotoria irreversibile. Si chiude così in primo grado il processo per la vicenda del piccolo, nato con un parto cesareo il 29 novembre del 2010

Tre condanne e una provvisionale di un milione e 400 mila euro immediatamente esecutiva. Si chiude così in primo grado il processo per la vicenda del piccolo Andrea Vitale, nato con un parto cesareo al Policlinico il 29 novembre del 2010. Appena venuto alla luce – e per ben 68 minuti – i medici, per presunti problemi cardiaci, gli somministrarono dell’azoto al posto dell’ossigeno.

Oggi il giudice monocratico Marcella Ferrara ha inflitto una condanna a tre anni al proprietario della ditta (la “Sicilcryo srl”) Francesco Inguì e al direttore dei lavori Aldo La Rosa che installarono in modo errato l'impianto dell'ossigeno al reparto di maternità. Un anno e sei mesi, pena sospesa, al direttore del dipartimento materno infantile del Policlinico, Enrico De Grazia, oggi in pensione. Una provvisionale di un milione e 400 mila euro immediatamente esecutiva. Cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per il titolare della ditta e per il direttore dei lavori. 

La storia

I fatti risalgono al 29 novembre 2010. Il piccolo viene alla luce con un parto cesareo. Appena nato – e per ben 68 minuti – i medici, per presunti problemi cardiaci, gli somministrarono dell’azoto al posto dell’ossigeno. Una mossa dalle conseguenze gravissime: un'encefalofapatia grave e una compromissione neuromotoria irreversibile. A causa di tutto, un errore nella realizzazione dell’impianto per i gas medicali.

Il processo

I genitori, Giovanni Vitale e Cecilia Fecarotta, hanno denunciato non solo il dramma del bambino che, per quel tragico errore non potrà mai camminare o parlare ed è costretto a cure costanti, ma anche le lentezze della giustizia. Il processo infatti è iniziato nel marzo del 2013, ma, a maggio dell’anno scorso, era già passato in mano a sette giudici diversi.  Il reato contestato – quello di lesioni colpose gravissime – si prescriverà a metà dell’anno prossimo, ben prima dunque che si possa arrivare a un verdetto definitivo. Secondo il sostituto procuratore Gianluca De Leo tutto è stato causato da un errore nella realizzazione dell’impianto per i gas medicali. 

La mamma e il papà di di Andrea, come avevano spiegato l’anno scorso, erano ben consapevoli che “nessuno sarebbe andato in carcere” e dell’incombenza della prescrizione. Durante il dibattimento è emerso un altro elemento: La Rosa, il tecnico che all’epoca era responsabile dei lavori per la realizzazione di quell’impianto, dopo aver fatto dei corsi di formazione, adesso è diventato responsabile proprio del servizio gas medicali del Policlinico.

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