Azoto al posto dell'ossigeno a neonato, in appello sentenza ribaltata: due assoluzioni

Andrea, 8 anni, non parla e non cammina per l'errore medico avvenuto al Policlinico subito dopo la sua nascita. Assolti il titolare della ditta che eseguì i lavori sugli impianti e il direttore del reparto, pena dimezzata (un anno e 6 mesi) per il direttore dei lavori

(foto archivio)

Alla nascita gli venne somministrato l’azoto al posto dell’ossigeno per 68 minuti ma, dopo la sentenza di secondo grado, due dei tre imputati sono stati assolti mentre a un terzo è stata dimezzata la pena. Il giudice della seconda sezione della corte d’Appello ha riformato la sentenza per l’errore medico che ha causato conseguenze irreparabili per il piccolo Andrea, 8 anni, che oggi non riesce a camminare e parlare. Confermati il risarcimento del danno, da liquidare in sede civile, e una provvisionale da oltre un milione di euro.

Il processo di primo grado si era concluso con tre condanne per lesioni colpose gravissime: tre anni al titolare della Sicilcryo srl Francesco Inguì, tre anni al direttore dei lavori Aldo la Rosa e un anno e sei mesi al direttore del dipartimento materno infantile del Policlinico (oggi in pensione) Enrico De Grazia. Il giudice monocratico ha assolto i primi due, sotto processo per l’errata installazione dell’impianto d’ossigeno mai colladauto, ma ha dimezzato la pena comminata a La Rosa. Che essendo inferiore ai due anni viene sospesa.

La storia

I fatti risalgono al 29 novembre 2010. Il piccolo viene alla luce con un parto cesareo. Appena nato – e per ben 68 minuti – i medici, per presunti problemi cardiaci, gli somministrarono del protossido di azoto al posto dell’ossigeno. Una mossa dalle conseguenze gravissime: un'encefalofapatia grave e una compromissione neuromotoria irreversibile. A causa di tutto, un errore nella realizzazione dell’impianto per i gas medicali.

Il processo

I genitori, Giovanni Vitale e Cecilia Fecarotta, hanno denunciato non solo il dramma del bambino che, per quel tragico errore non potrà mai camminare o parlare ed è costretto a cure costanti, ma anche le lentezze della giustizia. Il processo infatti è iniziato nel marzo del 2013, ma a maggio del 2016 era già passato in mano a sette giudici diversi. Il reato contestato rischiava di prescriversi nei prossimi giorni.

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Durante il dibattimento è emerso un altro elemento: La Rosa, il tecnico che all’epoca era responsabile dei lavori per la realizzazione di quell’impianto, dopo aver fatto dei corsi di formazione, è diventato successivamente proprio il responsabile del servizio gas medicali del Policlinico. I genitori di Andrea, come avevano spiegato l’anno scorso, erano ben consapevoli che "nessuno sarebbe andato in carcere" e dell’incombenza della prescrizione. La sentenza di oggi sembrerebbe aver lasciato di stucco la famiglia che, tramite i suoi avvocati, ha annunciato la volontà di ricorrere in Cassazione.

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