Una vita contro la mafia, Pio La Torre 36 anni dopo: il suo coraggio è diventato legge

Il prefetto Antonella De Miro e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando hanno commemorato l'anniversario dell'omicidio del dirigente del Partito comunista ucciso dalla mafia insieme a Rosario Di Salvo

Oggi come 36 anni fa Pio La Torre e Rosario Di Salvo venivano uccisi da Cosa Nostra. Siamo verso la fine della seconda guerra di mafia. Una guerra che conta più di mille caduti, vittime eccellenti o meno di una violenza che non fa sconti a nessuno. Nemmeno al segretario regionale del Partito Comunista ed al suo autista, trucidati in via Li Muli.

Da quella data, 30 aprile 1982, scolpita nella lapide collocata nella stradina che si trova a metà strada tra piazza Turba e corso Calatafimi e nella mente dei tanti siciliani onesti, qualcosa è cambiato. Dopo quella scia di sangue - che da lì a qualche mese continuerà a scorrere con il successivo omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro - lo Stato finalmente si è dato una mossa. La svolta, rappresentata dalla legge che introdusse il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso nel codice penale italiano, porta il nome proprio di Pio La Torre.   

Una pietra miliare nella lotta alla mafia, grazie alle misure di prevenzione patrimoniale: sequestro e confisca. Da 36 anni lo Stato si è dotato di uno strumento normativo in grado di "aggredire" i patrimoni illecitamente accumulati dalle mafie. "Fare memoria di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo significa proseguire l’impegno di lotta e di contrasto ai patrimoni mafiosi che deve passare attraverso la sempre più trasparente ed efficiente gestione dei beni confiscati. L'esempio di Pio e di Rosario ieri come oggi continua a stimolarci ed è per questo che nel loro nome prosegue un lavoro comune di impegno che unisce le Istituzioni e tanta parte della società civile che proprio a quella esperienza si ispirano". Così il sindaco Leoluca Orlando, che stamattina ha partecipato alla cerimonia di commemorazione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, in via Li Muli.

Alla commemorazione hanno preso parte, fra gli altri, il prefetto di Palermo, Antonella De Miro e il comandante della Polizia Municipale, Gabriele Marchese. Su richiesta del capogruppo del Pd, Giuseppe Lupo, l'Ars ha osservato un minuto di silenzio in memoria del dirigente comunista. "La lungimiranza e l'impegno politico di La Torre, così come le sue battaglie per la pace e contro la mafia - ha detto Lupo - sono ancora oggi un punto di riferimento per la classe politica e per la società civile".

Dopo il minuto di silenzio a Sala d'Ercole, il presidente della Regione Nello Musumeci ha dichiarato: "Pio La Torre rappresenta un esempio di elevate virtù civiche e di alto rigore morale che lo hanno visto protagonista di una lunga stagione di lotta alla criminalità organizzata, fino all’estremo sacrificio della morte. Grazie alle sue battaglie, nel nostro ordinamento è stato introdotto il reato di associazione mafiosa, oltre alla possibilità di sequestrare e confiscare i beni ai mafiosi. Strumenti fondamentali, ancora oggi dopo 36 anni, nell’azione di contrasto alla criminalità. Tutti noi abbiamo il dovere di mantenere sempre viva la memoria di uomini coraggiosi e di servitori dello Stato. Giunga ai familiari di La Torre, del suo collaboratore Rosario Di Salvo, trucidato insieme a lui, e a quanti lottano quotidianamente contro le mafie, la vicinanza del governo regionale". 

Nel Pd, però, c'è chi ha sottolineato "l'assenza del governo regionale alla cerimonia in ricordo di Pio La Torre", bollata come "un fatto grave che testimonia la scarsa sensibilità istituzionale di Musumeci e dei suoi assessori". A parlare è Antonio Rubino, componente della direzione regionale del Pd, che ha aggiunto: "Ci sono momenti in politica in cui occorre superare le appartenenze. Le battaglie di La Torre e Di Salvo sono patrimonio della Sicilia e di tutti i siciliani onesti. Ma evidentemente non di questo Governo".

Polemiche a parte, tanti i messaggi dal mondo politico. L'ex presidente del Senato, ora leader di LeU, Pietro Grasso si è affidato a un post su Facebook: "Enrico Berlinguer lo ricordò nel giorno in cui migliaia i migliaia di persone si radunarono in piazza Politeama a Palermo per piangerne la morte: Pio La Torre, nello svolgere gli autorevoli incarichi nazionali che gli erano stati affidati, si sentiva un 'siciliano all'estero'. Ed era davvero così. Per tutta la vita La Torre lottò per la giustizia sociale e la legalità, senza mai dimenticare la Sicilia: fu lui, tra l'altro, ad ispirare la legge che consentiva la confisca e il sequestro dei beni ai mafiosi. E proprio in Sicilia volle tornare per proseguire la sua battaglia. Cosa nostra non poteva permetterlo e così lo uccise il 30 aprile di 36 anni fa, insieme a Rosario Di Salvo. Ricordo Pio La Torre per la sua straordinaria rettitudine morale, la profonda competenza e la grande lezione intellettuale e politica che ha lasciato a tutti noi". 

“Pio La Torre è uno dei grandi padri dell’antimafia dei fatti. Fu uno straordinario innovatore, oltre che un vero esempio di intransigenza etica e di politico al servizio dei cittadini”. Ricorda Antonio Ingroia, presidente della Lista del Popolo per la Costituzione. “Se all’inizio degli anni Ottanta la lotta alla mafia fece finalmente passi in avanti enormi – aggiunge l’ex pm- fu soprattutto grazie alla sua rivoluzionaria intuizione di colpire i mafiosi sul piano finanziario. Un’intuizione che portò all’approvazione, purtroppo solo dopo il suo assassinio, della legge Rognoni-La Torre, con l’introduzione del reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni mafiosi: il vero punto di svolta nella lotta a Cosa nostra e alle altre organizzazioni criminali”. “Ricordare Pio La Torre – continua Ingroia - è perciò un dovere comune, ma il dovere della memoria non basta. La mafia intanto si è evoluta, entrando nei salotti bene della politica e della finanza, e contro questa nuova mafia occorre un altro cambio di passo. Di fronte al dilagare di una corruzione sistemica, che poi non è altro che l’altra faccia della mafia, bisogna estendere ai colletti bianchi indiziati dei reati più gravi - corruzione, concussione, corruzione giudiziaria - la normativa voluta da Pio La Torre per i mafiosi. E’ pronto un articolato normativo, la legge La Torre bis, che ha già raccolto il sostegno di 150 mila persone nella petizione sulla piattaforma change.org. Il nuovo Parlamento – conclude Ingroia – assuma pubblicamente l’impegno di esaminare e approvare la proposta in tempi brevi, per porre finalmente un argine efficace al dilagare della corruzione. Sarebbe il modo migliore per rinvigorire e aggiornare degnamente la memoria di Pio La Torre”.

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