Pino Maniaci può tornare a Partinico, revocato il divieto di dimora

Il primo provvedimento era stato annullato dal tribunale del Riesame per un errore formale. Poi la Cassazione ha dato ragione alla procura ed il divieto è scattato per la seconda volta. Adesso un nuovo dietro-front: per il gip non ci sono i requisiti per applicare la misura

Pino Maniaci, il direttore di Telejato accusato di estorsione nei confronti dei sindaci di Partinico e Borgetto, può tornare a Partinico. Lo ha deciso il gip Nicola Aiello che ha revocato la misura cautelare di divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani. Dopo aver nuovamente interrogato Maniaci, il gip ha ritenuto che non ci siano i requisiti per applicare la misura cautelare.

Il giornalista, per lungo tempo simbolo dell'antimafia per le sue lunghe battaglie in difesa della legalità, secondo l'accusa avrebbe chiesto denaro e agevolazioni agli amministratori locali, per evitare commenti critici sul loro operato (GUARDA IL VIDEO). Maniaci ha sempre respinto le accuse, lamentandosi di essere stato "punito" per le sue inchiste scomode. Tre le estorsioni di cui è accusato. Per quella a carico dell'ex assessore Gioacchino Polizzi di Borgetto, il gip non dispose il divieto di dimora (come invece chiedeva la procura).

Secondo il gip Aiello, però non ci sarebbe il rischio che il direttore di Telejato possa reiterare la presunta condotta estorsiva, risalente al 2013 e da allora evidentemente non più perpetrata. L’assessore Gioacchino Polizzi, che aveva riferito di essere stato oggetto delle "attenzioni" di Maniaci, di fronte all’autorità giudiziaria ha negato di aver ricevuto da lui qualsiasi tipo di richiesta.

La misura fu emessa, invece, per gli altri due taglieggiamenti. Per un errore di notifica dell'udienza di discussione davanti al riesame, le misure vennero dichiarate nulle e il giornalista tornò a Partinico, dove ha sede Telejato. Era rimasto al vaglio dei giudici il divieto di dimora per la terza estorsione. Contro la bocciatura del gip, la Procura ha fatto e vinto il ricorso al Riesame che ha concesso il provvedimento. La misura non è stata però eseguita perché i legali di Maniaci, Antonio Ingroia e Bartolo Parrino, hanno fatto ricorso in Cassazione. Con l'inammissibilità decisa dai giudici romani il divieto è diventato esecutivo. Oggi la svolta decisa dal gip Aiello.

"E' bello tornare a casa - ha detto Maniaci dalla redazione di TeleJato -. La mia casa è la televisione, la mia casa è TeleJato". Il giornalista dopo aver ringraziato il giudice che ha revocato la misura ha ribadito la sua innocenza. "Ci sarà un processo e lì avrò modo di dimostrare che non ho mai estorto nessuno. Sono amareggiato per l’atteggiamento riservatomi dai colleghi giornalisti, che non si sono posti qualche domanda di fronte alle dichiarazioni della Procura, e per quello della magistratura, che si è fidata di quanto riferito dai carabinieri senza acquisire prove contro di me". Io voglio il processo perchè rivoglio la mia dignità", ha concluso il direttore di Telejato. (GUARDA IL VIDEO MESSAGGIO DI PINO MANIACI).

All'indomani dell'arresto di Maniaci venne convocata una conferenza stampa in Tribunale alla presenza, fra gli altri, del procuratore capo di palermo Francesco Lo Voi e dell'aggiunto Vittorio Teresi. Entrambi rilasciarono delle dichiarazioni molto dure nei confronti del giornalista, sostenendo di "non aver bisogno dell'antimafia del direttore di Telejato" e che le sue inchieste non avessero scoperchiato alcun "vaso di Pandora" sulla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo.

Da un passaggio dell'ordinanza relativa al sequestro nei confronti di sette dei venti indagati del "caso Saguto", però, emerge che il procuratore Lo Voi avrebbe trasmesso ai colleghi di Caltanissetta una nota dei carabinieri su alcune intercettazioni fatte sul cellulare di Maniaci che sosteneva "l'esistenza di un sistema clientelare, di un 'verminaio', di un 'cerchio magico', della 'mafia nell''antimafia' che sfruttava le opportunità offerte dalla gestione di patrimoni sottoposti a sequestri di prevenzione per ottenere arricchimenti illeciti.

"Le obiettive risultanze parlano da sole. Si tratta di un riconoscimento indiretto e tardivo - spiega a PalermoToday uno dei due avvocati del giornalista, Antonio Ingroia - rispetto a quelle dichiarazioni probabilmente affrettate. Un dettaglio che a questo punto non è più rilevante per noi. La verità è stata ristabilita ed è emerso che il nostro assistito abbia denunciato prima delle indagini questi 'triangoli' poco limpidi nella Sezione misure di prevenzione". Un'uscita che Ingroia valuta quale "anomalia rispetto al ruolo e alla libertà di stampa nel rapporto con la Giustizia".

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