La difesa di Maniaci: "Pago per la Saguto, i cani? Ho detto una minchiata"

Il direttore di TeleJato, indagato per estorsione, è stato ascoltato dal gip: "Ho raccontato le mie verità". Poi in conferenza: "Non ho pagato le bollette, l'emittente chiuderà". L'avvocato Ingroia: "Video intercettazione costruito ad arte dai carabinieri"

"I cani? Ho detto una minchiata. Chiedere scusa a Renzi? No". Non si è sottratto a nessuna delle domande del gip, anche a quelle su quelle relative ai “gossip” e quindi sulla sua vita privata, respingendo ogni accusa e fornendo la propria versione dei fatti per ognuna delle circostanze che vedrebbero il direttore di Telejato nel ruolo di estorsore. “Ma di che stiamo parlando? Non abbiamo mai abbassato la guardia - spiega Pino Maniaci - e lo dimostrano i servizi fatti, anche all’indomani delle presunte estorsioni. Per questo motivo abbiamo messo a disposizione dei giudici il nostro archivio, con tre anni di telegiornali”. Per i suoi avvocati, Bartolo Parrino e l'ex pm Antonio Ingroia, il modo in cui la Procura ha affrontato la cosa è da considerarsi quasi surreale. "I magistrati hanno fatto un copia e incolla delle indagini dei carabinieri e non si sono neanche degnati, come previsto, di fare le indagini a favore dell’imputato. Con le loro dichiarazioni è come se lo avessero condannato. Lo si capisce quando qualcuno ha dichiarato: ‘non abbiamo bisogno dell’antimafia di Pino Maniaci".

IL VIDEO DELLA CONFERENZA

Il direttore dell’emittente televisiva di Partinico, dopo il lungo interrogatorio di garanzia, ha riunito la stampa per una conferenza. Ad aprire le danze i suoi legali, che hanno anticipato la richiesta di revoca della misura del divieto di dimora, ritenuta "sproporzionata e adottata con l’effetto di imbavagliarlo". A ciò si aggiunge il proposito di denunciare “una serie di fatti legati alle amministrazioni locali di Partinico e Borgetto e quelle per calunnia alcune delle persone offese, che hanno agito per motivi di rancore contro il nostro cliente”. E puntano anche il dito contro i carabinieri, che avrebbe costruito "ad arte" un video e distribuito alla stampa stralci di intercettazioni, "mettendo assieme cose che non sono nell’ordinanza perché penalmente irrilevanti e che servono solo a distruggere il mio cliente", ha spiegato Ingroia.

Alcune delle domande poste dai giornalisti sono state catalogate come “gossip” e quindi glissate, forse per evitare di toccare altri tasti dolenti, mentre per le altre il direttore di Telejato ha fornito la sua ricostruzione, sottolineando che molto è stato travisato, forse strumentalmente, a causa del suo modo "originale" di esprimersi, affibbiando epiteti un po’ a chiunque, spesso scurrile e tassativamente in dialetto. E a questo si riconduce la frase in cui ha dato dello "stronzo" al Premier Renzi, che lo aveva chiamato dopo l'uccisione dei suoi cani e al quale non ha sentito il dovere di chiedere scusa. Con la stessa serenità ha spiegato anche la circostanza relativa al regalo di un’auto, da parte di un personaggio legato alla mafia, per la redazione di Telejato: “Appena abbiamo scoperto chi c’era dietro l’abbiamo restituita".

ESTORSIONI - Gli avvocati di Maniaci hanno precisato che gli importi di cui si parla sono irrisori. Si parla al massimo 600 euro. "Nulla a che vedere con il denaro pubblico e le somme esorbitanti che gli amministratori giudiziari (il cavallo di battaglia del giornalista, ndr) avrebbero sottratto alla collettività. "C'è stata una dazione di denaro ma è dovuta a una pubblicità che la moglie del sindaco di Borgetto mette in onda. C'è la fattura", dice Maniaci. L’altro capitolo delle estorsioni, che coinvolgerebbe una presunta amante del giornalista, viene ricondotto in parte al suo modo di esprimersi. "Questa donna già lavorava al Comune per il servizio civile. Ha una figlia di 7 anni con un handicap - spiega Maniaci - e siccome l’assistenza sociale non funziona, ho provato ad aiutarla per come potevo. Quando dicevo in dialetto ’c’ha futtiri na 50 euro’, era un modo come un altro per dire che cercavo di aiutarla recuperando dei soldi, per permetterle di fare la benzina e portare la bambina a Palermo per le cure necessarie”.

"Ma poi - chiede Ingroia - è noto che Pino Maniaci non abbia mai navigato nell’oro. Quelle somme, che non sono state estorte, servivano per far sopravvivere Telejato". Nel corso della conferenza, infatti, il giornalista ha anche sostenuto che Telejato chiuderà. “Il caos degli ultimi giorni - ha spiegato - non mi ha consentito di recuperare le somme necessarie per pagare le bollette della luce. La scadenza dell’ultimo avviso era ieri, il 5 maggio, e quindi non dovrebbero tardare molto a staccare la corrente". Per i tre dietro la scrivania, Pino Maniaci sarebbe stato crocifisso dalla Procura in tandem coi carabinieri (e poi dai media) per le sue denunce contro la gestione dei beni confiscati. Si sarebbe così messo in atto un piano - sostengono - per bloccare il lavoro giornalistico svolto dalla redazione. "Pago per le mie denunce contro la Saguto, di certo - aggiunge Maniaci - abbiamo scoperchiato un verminaio nella sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Non si sa chi c’è dietro, di certo la Saguto sa molto". L'altro filone che ultimamente stava seguendo, invece, riguardava la sezione Fallimentare.

L’UCCISIONE DEI CANI - "Ho detto una minchiata, per atteggiarmi al telefono e avere il mio tornaconto. Ma non si può fare un processo a una cazzata che ho detto. La loro morte resta per me - spiega Maniaci - una ferita ancora aperta. Ho inventato quel nome che si sente. E ora mi chiedo come mai non abbiano fatto delle indagini per capire chi sia stato. Anzi - aggiunge - ora capisco come mai in quell’occasione non mandarono né la scientifica né chissà cos’altro, ma solo una volante del nucleo radiomobile dei carabinieri. Mentre per venire da me, l’altro giorno alle 3 di notte, sono arrivati due capitani. Da me e non dai mafiosi”.

A tal proposito Maniaci e i suoi avvocati si stupiscono del fatto il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, abbia voluto fare un’unica conferenza, mettendo quasi sullo stesso piano gli arrestati per mafia, alcuni dei presunti boss, e Maniaci. Tutti inseriti, benché in parti diverse, in un’unica ordinanza, dove il giornalista non avrebbe nulla a che vedere con gli altri. "Dai media è stato fatto uno spot maligno nei miei confronti - ha spiegato ancora Maniaci - dove il nome è stato messo all'interno di un'operazione antimafia, accostato a pezzi di merda con cui non abbiamo niente a che vedere. E' un'operazione mediatica per gettare fango sulla mia persona e fermare le inchieste che stiamo facendo".

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