Regali dai mafiosi e premi, quando Maniaci diceva: "Sono intoccabile"

E' uno dei retroscena che emerge dall'operazione (parallela) che ha portato ai 10 arresti a Borgetto. Lo Voi: "Il giornalista mostrava totale disprezzo per la magistratura e le forze dell'ordine..."

Il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, durante la conferenza stampa

Fiero, orgoglioso. Ma soprattutto intoccabile. Si sentiva così Pino Maniaci. Lui, paladino antimafia ed eroe dell'informazione, venerato e cercato da tutti. Perfino dal premier Renzi, etichettato come "stronzo", a conversazione finita. Da simbolo di legalità a estorsore. Una slavina di fango travolge Pino Maniaci, colpito in queste ore dal divieto di dimora, che lo costringerà a stare lontano da Palermo e Trapani.

DISPREZZO PER LE FORZE DELL'ORDINE - "Maniaci mostrava totale disprezzo per la magistratura e le forze dell'ordine e si riteneva intoccabile" rivela il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, durante la conferenza stampa per gli arresti di Borgetto. Un ego gonfiato a dismisura. Al punto che quando va a ritirare il premio internazionale Reporters Sans Frontières, Maniaci dice: "Adesso non mi può più toccare nessuno". E' un retroscena che emerge nelle pieghe dell'operazione Kelevra, che ha portato all'arresto di 10 persone a Borgetto. Il nome del giornalista di Telejato viene fuori per la prima volta l'11 giugno 2014, mentre i carabinieri stanno indagando sulle pressioni ricevute dal sindaco di Borgetto.

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I FAVORI PER L'AMANTE - Una vicenda parallela, dicono gli inquirenti. Perché l'indagine sui clan mafiosi viene avviata nel 2013. Quella che riguarda Maniaci, inizia l'anno dopo. "Il giornalista ha sottoposto ad estorsione i sindaci di Borgetto e di Partinico - dice Lo Voi al fine di ottenere non solo somme di denaro ma anche ottenere l'assunzione e poi il mantenimento in servizio di una persona a lui vicina (la sua amante, ndr), minacciando la realizzazione di servizi televisivi che potevano mettere in imbarazzo i sindaci e le amministrazioni comunali. In questo modo sfruttava il suo lavoro giornalistico e la notorietà che Maniaci aveva raggiunto per effetto di alcune sue campagne di stampa, ma soprattutto per la sua ostentata vicinanza a soggetti politici o istituzionali, magistrati, ex magistrati, parlamentari. C'era l'esigenza di allontanare dal territorio una persona che sfruttava la professione giornalistica e la sua notorietà per avere in cambio delle cose". E c'è era anche il pericolo di reiterazione, come confermano gli inquirenti. 

IL NUCLEO APERITIVO - Pressioni e menzogne. Un caso per tutti quello dell'impiccagione dei suoi due cani. E' la vendetta del marito di quella che sarebbe stata la sua amante. Ma Maniaci, pur essendone consapevole, avrebbe fatto passare per atto intimidatorio per potere godere della scorta. Ovvero gli uomini del Nucleo operativo. Che il giornalista, con disprezzo, chiama "Nucleo Aperitivo". Il direttore di Telejato ne aveva per tutti. E terrorizzava così il sindaco di Borgetto a proposito dell'eventuale scioglimento del comune per mafia: "C'è già una carta sul tavolo...".

LA PUNTO IN REGALO - Dalle indagini viene fuori un ritratto inedito di Maniaci. Che nel suo "curriculum" annovera alcuni precedenti penali. Ovvero furto ed esercizio abusivo della professione (medica). Ma emergono anche contatti con alcuni mafiosi. "Al punto che Andrea Impastato, di Cinisi, a un certo punto gli regala un'auto - racconta Vittorio Teresi, procuratore aggiunto -. Una Fiat Punto con il logo dell'emittente tv. Ma Maniaci la chiude in garage e non la fa girare in strada perché si rende conto che sarebbe troppo pericoloso...". Teresi chiude così: "In questi giorni ho letto di tutto. La verità è che non ci serve l'antimafia alla Maniaci. Serve il nostro lavoro e quello dell'antimafia vera che agisce ogni giorno sul territorio". 

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