Funzionario del Comune arrestato, “Prassi in un sistema di illegalità”

Il procuratore aggiunto Agueci invita gli imprenditori a denunciare: "Non si tratta di un singolo episodio". L'indagine avviata per caso da un'inchiesta su mafia e appalti per la compravendita di alcuni terreni

Francesco La Rocca, il funzionario del Comune arrestato

Mazzette scoperte per caso, ma non è un caso. Al centro infatti c’è un sistema ben oleato. Ecco quanto detto  dal Procuratore aggiunto Leonardo Agueci commentando l'arresto del funzionario del Comune Francesco La Rocca, accusato di concussione e del figlio di quest'ultimo, Giacomo La Rocca, accusato di riciclaggio “La tangente versata da due imprenditori al funzionario comunale arrestato oggi – afferma Agueci - è stata scoperta solo per caso grazie all'intercettazione nell'ambito di un'altra indagine".

L'operazione del Ros dei carabinieri “fa capire – prosegue il procuratore aggiunto - la sistematicità della prassi della tangente. Non si tratta di un singolo episodio di malaffare ma di una condotta abituale di un sistema di illegalità”. Il procuratore aggiunto invita, quindi, “tutti gli imprenditori vittime perché costretti a versare una tangente allo stesso funzionario comunale o ad altri di denunciare eventuali episodi di corruzione. La nostra speranza  è che la denuncia diventi coscienza collettiva. Ci si deve opporre alla tracotanza dei pubblici funzionari disonesti".

Nel corso della conferenza stampa di oggi a cui hanno partecipato il comandante del Ros di Palermo, tenente colonnello Fabio Bottino, il comandante del reparto operativo dei carabinieri, tenente colonnello Paolo Piccinelli e il pm Gaetano Paci, gli inquirenti hanno ripercorso i punti salienti dell'indagine che ha portato ai due arresti. "L'indagine è stata avviata per caso da un'inchiesta su mafia e appalti per la compravendita di alcuni terreni -ha spiegato l'aggiunto Agueci - e casualmente i carabinieri si sono imbattuti in un funzionario che pretendeva delle tangenti nei confronti di alcuni imprenditori. Si trattava di pizzo per consentire di velocizzare l'iter di alcune pratiche con una pretesa sfacciataggine da parte di questo personaggio".

L'inchiesta, secondo il magistrato, ha dimostrato un "meccanismo oleato". Da qui l'invito alle vittime di denunciare: "Speriamo che le persone che si sono imbattute in lui possano venire a denunciarlo per completare i tasselli mancanti". Gli imprenditori coinvolti, costretti a pagare la “mazzetta” da 12 mila euro hanno collaborato con gli inquirenti. «La speranza è che questa operazione serva a spingere altre vittime per ridurre ulteriori porzioni di illegalità nella pubblica amministrazione". Il tenente colonnello Bottino del Ros ha ricordato che Francesco La Rocca inizialmente aveva chiesto una tangente da 50 mila euro. Poi ridotta a 12 mila euro «per rimuovere ostacoli nelle procedure burocratiche per ottenere l'agibilità di alcuni locali". La somma versata dalla vittima è stata simulata come una "consulenza inesistente" da parte del figlio di La Rocca, un ingegnere -ha spiegato Bottino- in questo modo l'imprenditore ha versato la somma con una fatturazione".
 

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