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VIDEO | In migliaia in piazza a Cinisi per salutare Paolo, l'appello della mamma: "Non vogliamo vendetta"

A celebrare il funerale del giovane ucciso a Terrasini è stato l'arcivescovo di Monreale Michele Pennisi: "Deve prevalere la ricerca della giustizia per riparare il male e impedire che simili atti si ripetano"

 

Il rombo dei motori, seguito da un lungo e forte applauso rompe il composto silenzio che ha anticipato l’arrivo della bara di Paolo La Rosa, il 21enne ucciso a Terrasini a pochi metri dal Millennium nella notte tra domenica e lunedì. Il feretro, arrivato a bordo di un’auto, viene poi accompagnato da alcuni giovani fin sotto il palco montato in piazza Vittorio Emanuele Orlando, a Cinisi, per l’ultimo saluto. La bara, color mogano, è ricoperta da un maglietta e da una ghirlanda di rose bianche. Appoggiata sopra c'è una cornice con la foto di Paolo. 

Davanti, in prima fila, ci sono i sindaci dei due comuni, Giangiacomo Palazzolo e Giosuè Maniaci che indossano la fascia tricolore. Il papà Carlo, la mamma Loredana, la sorella Giuliana e lo zio. Poi gli amici più stretti, con indosso delle magliette bianche con sopra stampato il volto del ragazzo e la scritta "Ci rivedremo di nuovo". Intorno e dietro, come a strigerli in un grande abbraccio, migliaia di persone di ogni età. In piazza, per garantire l'ordine pubblico, anche i carabinieri, la polizia municipale e la guardia di finanza.

Sul palco, a celebrare la liturgia, c'è l'arcivescovo di Monreale Michele Pennisi. Al suo fianco i parrocci delle due comunità ecclesiali e altri esponenti della chiesa. Pennisi è il primo a ricordare Paolo: "Siamo qui per dare l'ultimo saluto a Paolo che una morte violenta ha sottratto ai suoi sogni giovanili e all'affetto dei suoi cari. Esprimiamo sgomento e raccapriccio per questa morte, frutto di una violenza disumana, nella quale non si riconoscono le comunità di Cinisi e di Terrasini". L'arcivescono invita tutti a riflettere su alcuni aspetti negativi della società "dove la violenza, l'illegalità, l'omertà e l'indifferenza continuano a minacciare la sicurezza delle noste città". Pennisi lancia poi un appello: "Sul desiderio di vendetta - conclude - deve prevalere la ricerca della giustizia che deve tendere a riparare il male, ad impedire che simili atti criminosi si ripetano. A rieducare chi ha sbagliato con una giusta pena".

Un appello condiviso dai familiari di Paolo e in particolare dalla mamma Loredana: "Oggi voglio parlare con gli amici e i conoscenti di mio figlio. Mi dovete ascoltare bene. Paolo era la mia vita, era il sole che ogni giorno entrava dentro casa. Se davvero volete rispettare la sua memoria dovete farmi due promesse: non vogliamo più violenza e odio perchè portano solo dolore. Paolo amava la vita e dovete viverla nel rispetto degl altri e di voi stessi". La madre di Paolo ha rivolto un pensiero anche alle altre due mamme coinvolte in questa tragedia: quelle di Alberto e Filippo Mulè, fermati dai militari. Il primo è accusato di aver ucciso Paolo. Il secondo è stato denunciato per favoreggiamento e dovrà anche rispondere dell'accusa di tentato omicidio per un fatto avvenuto lo scorso settembre scorso, a Magaggiari. "Anche loro soffrono - ha detto la donna - perché i loro figli hanno fatto una cosa bruttissima e sicuramente non sono state loro ad insegnargliela. Nel rispetto anche di queste mamme non pensate di farvi vendetta da soli, noi non lo vogliamo. Noi abbiamo piena fiducia della giustizia: chi era presenza vada dai carabinieri e li aiuti. Non state in silenzio, il silenzio non aiuta".

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