"Palermo No mafia", tour nel centro storico per conoscere chi ha detto "no" al racket

PalermoToday ha girato per voi nel cuore pulsante della città, tra simboli della memoria e della lotta contro Cosa nostra e attività commerciali che hanno deciso di respingere gli estorsori

Piazza della Memoria, tribunale di Palermo - © Andrea Chiozzini

Fare turismo etico a sostegno di chi ha detto "no" alla mafia. Permettere ai visitatori responsabili che vogliono conoscere a fondo la Sicilia di scoprire come Palermo e la sua provincia stanno cambiando rifiutando anche solo l'idea del pizzo. Un modo diverso di visitare la città, troppo spesso associata solo a Cosa nostra, ma anche un modo per risvegliare la voglia del cittadino di essere partecipe del cambiamento in corso. Tutto questo E' Addiopizzo Travel, associazione nata nel 2009 da una costola della più nota Addiopizzo, con l'obiettivo di contribuire alla campagna di consumo critico "Pago chi non paga" e di scardinare lo stereotico secondo cui la Sicilia è mafia. Per farlo l'associazione organizza diversi tour.

Tra questi il "Palermo no mafia", una passeggiata alla scoperta dei luoghi-simbolo dell'antimafia e della ribellione al racket che permette di conoscere i protagonisti di un percorso civile che, seppur tardivo, negli ultimi anni sta avendo un'accellerazione, risvegliando sentimenti di solidarietà sana per troppo tempo dormienti. Un percorso di cambiamento che ha anche il merito di fare rete, facendo passare il messaggio che se lo ha fatto lui, posso farlo anche io e anche tu.

IL TOUR PALERMO NO MAFIA. Permette di conoscere le storie di diversi esercenti che hanno detto "no" al racket e attraverso loro di entrare nelle viscere della città, piuttosto che rimanere osservatori esterni. Guido Agnello, proprietario di "Coppola storta", è il primo con cui Addiopizzo Travel mette in contatto i visitatori curiosi di sapere come la mafia si avvicina ai commercianti, quali metodi usa per farsi dare i soldi e soprattutto come si fa a rifiutare la richiesta e perchè lo si fa. Agnello è stato tra i primi dieci ad aderire ad Addiopizzo. Vende coppole, realizzate a mano da sarte di San Giuseppe Jato, paese natale di Brusca, e dintorni e poi assemblate nella fabbrica che adesso ha sede a Piana degli Albanesi. Lo fa dal 1999. Il suo negozio invece si trova a due passi dal Teatro Massimo, il terzo più grande d'Europa (dopo l'Opèra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna) e punto di partenza del tour. A lui il pizzo non l'hanno mai chiesto direttamente. Hanno studiato la sua attività a distanza e quando hanno capito che gli affari andavano piuttosto bene, non essendosi lui spontaneamente messo "a posto", hanno agito mettendo dell'attak nella toppa di un suo negozio temporaneo che, in occasione delle festività natalizie, aveva montato in un'altra zona della città.

Caffè del Kàssaro-2"Dopo quella occasione - racconta Agnello a PalermoToday - abbiamo attaccato l'adesivo di Addiopizzo e non è più successo che qualcuno venisse a minacciarci". Agnello non è l'unico a proferire queste parole. La storia si ripete parlando con il proprietario del "Caffè del Kassaro" (nella foto a destra) Lucio Gionti. "Questa attività era di mio padre - spiega Gionti -, io sono nato qui dentro. Il Caffè è stato il primo di via Vittorio Emanuele ad organizzare i concerti la sera. Avevamo delle pedane fuori e gli hanno dato fuoco". Questa è stata la prima intimidazione. L'attività è stata data in gestione per un po', ma poi Lucio ha deciso di riprendersela. "Le cose andavano bene e sono cominciate le telefonate anonime e minacciose. Io ero solo, mi ero separato da mia moglie e così non avevo paura di loro - continua il titolare del "Caffè del Kassaro" - e continuavo a ripetere ai miei interlocutori che non avrei pagato. Ad un certo punto sono passati ai fatti e mi hanno messo l'attak nella serratura del bar". E' stato allora, cinque anni fa, che Agnello ha contattato ed aderito ad Addiopizzo. "E da allora - conclude - va tutto bene".

L'ultima tappa del tour è l'Antica Focacceria San Francesco, storico ristorante specializzato nel tipico "cibo da strada" palermitano, i cui proprietari hanno avuto il coraggio di denunciare i propri estorsori. "Lo hanno fatto nel 2005 - racconta il socio di Addio Pizzo Travel, Riccobono, che ci ha fatto da accompagnatore - dopo anni che pagavano. Dopo che il titolare della Focacceria in aula ha indicato con la mano il suo estorsore, le telefonate ad Addiopizzo sono aumentate improvvisamente. Credo che molti imprenditori abbiano pensato: se lo ha fatto lui, posso farlo anche io". Denunciare il pizzo è stato una scelta che, oltre a essere giusta, si è rivelata anche un buon "investimento" in termini economici per l'attività: da allora la Focacceria è cresciuta aprendo altre sedi fuori Palermo, una a Roma, una a Fiumicino e due a Milano. Denunciare conviene a tutti, tranne che a Cosa nostra che con il pizzo sostiene gli affiliati dell'associazione criminale.

Piazza della Memoria-2Il "Palermo No mafia" tour permette al visitatore anche di conoscere alcune delle bellezze della città. Dal Teatro Massimo, passando per il mercato storico del Capo, si arriva a piazza della Memoria (davanti al tribunale) per poi percorrere la salita Artale, dove si trova il museo dei carretti siciliani, e sbucare dietro la Cattedrale. Si continua percorrendo corso Vittorio Emanuele, fino ai Quattro Canti, per virare poi per piazza Pretoria (detta anche della Vergogna) e raggiungere la penultima tappa, piazza Magione (ultima foto in basso), dove ci si fermerà qualche minuto davanti al monumento commemorativo dedicato al giudice Giovanni Falcone (nella foto a sinistra). In questo quartiere, la Kalsa, ha vissuto anche il giudice Borsellino. La "Casa di Paolo" dal luglio del 2015 è un luogo aperto ai ragazzi che lì possono frequentare corsi di infomatica. Ad ogni tappa il turista impara qualcosa in più sulla storia della mafia e dell'antimafia. Davanti alla Cattedrale impara quanto il discorso di Papa Giovanni Paolo II nel '93 ad Agrigento abbia contribuito a cambiare il rapporto tra Cosa nostra e la chiesa fino ad allora, troppo spesso, di collaborazione e rispetto. "Convertitevi e sarete perdonati" disse il Papa in quella occasione.

La cattedrale-2La fermata della Cattedrale (foto a destra) è anche l'occasione per raccontare la storia di padre Puglisi, oggi beato, ucciso da Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza. Piazza della Memoria è invece il luogo ideale per raccontare le storie dei giudici che hanno fatto della battaglia contro la mafia la loro ragione di vita e per questo sono morti. A loro è dedicata la piazza, inaugurata nel 2006 alla presenza del presidente della Repubblica Ciampi, tra il vecchio e il nuovo tribunale. Al centro sono presenti 11 pilani che rappresentano gli 11 magistrati uccisi. Dove gli 11 piloni finiscono c'è la statua della vittoria. Il messagio è chiaro: attraverso la memoria si arriva alla vittoria. Il luogo ricorda quindi Pietro Scaglione, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Giangiacomo Montaldo,  Rocco Chinnici (a cui si deve la nascita del pool antimafia), Alberto Giacomelli, Antonino Saetta, Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino. Uomini e donne che hanno scritto la storia dell'antimafia fino a quanto hanno potuto.

Quello che accade dopo il '92 ce lo racconta Addiopizzo Travel: dall'arresto di Riina nel '93, a quello di Provenzano nel 2006 per arrivare ai nostri giorni, alle minaccia per il magistrato Antonino Di Matteo, pm nel processo sulla trattativa Stato Mafia. La tappa a piazza Pretoria dove si trova il comune di Palermo serve per analizzare il rapporto tra politica e mafia e si concentra soprattutto sugli anni che hanno visto l'ascesa di Vito Ciancimino, prima assessore ai lavori pubblici e poi sindaco. Tra gi anni '50 e '60, ricordati soprattutto per il "sacco di Palermo", il boom edilizio che stravolse l'architettura della città: circa 4mila le licenze edilizia che l'allora assessore distribuì in pochi mesi.

COME NASCE ADDIOPIZZO TRAVEL. La costola di Addiopizzo nasce dalla volontà dei turisti. "Diversi di loro hanno contattato Addio Pizzo per sapere come fare per prenotare una notte in un hotel che non paga il pizzo", racconta Ermes Riccobono. Coppola Storta Pizzo Free-2-2Così si è deciso di dare vita ad Addio Pizzo Travel per offrire un servizio che veniva richiesto e che non era presente sul terrritorio. "Volevano conoscere la Palermo responsabile, che denuncia e sostenerla", continua il mediatore di Addiopizzo Travel. Oggi sul sito è presente la lista di tutte le attività ricettive che non pagano il pizzo, si tratta soprattutto di b&b, ed è anche possibile prenotare uno o più pernottamenti direttamente da lì. E' possibile inoltre prendere visione della mappa dei ristoranti free pizzo. Si allarga quindi la lista delle attività commerciali che hanno deciso di dire no agli estorsori. Non ci sono più solo i bar, gli artigiani, gli alimentari con l'adesivo di Addiopizzo affisso ben in vista sulla porta delle loro attività commerciali, ma grazie alla nuova associazione il raggio d'azione si allarga al settore del turismo.

E' accaduto qualcosa di impensabile solo qualche decennio fa. "Dopo la morte di Libero Grassi, assassinato nel 1991 - racconta Riccobono - a Palermo parlare di mafia era diventato un tabù. E quasi tutti pagavano il pizzo". piazza Magione - monumento Falcone-2Addiopizzo nasce proprio perchè alcuni ragazzi che si erano uniti per aprire un pub, prima di dare il via a questa attività chiedono ad un economista di realizzare un business plan e quando prendono visione scoprono che tra i costi che l'impresa avrebbe dovuto affrontare compare la voce pizzo con accanto, nella casella che dovrebbe contenere la cifra, un grosso punto interrogativo. E' a quel punto che quei ragazzi capiscono qualcosa che non gli era ancora chiara: tutti pagano gli estorsori per avere "protezione" dagli estorsori stessi e decidono di accantonare l'idea del pub per sposare un'altra causa".

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Addio Pizzo - Guido Agnello-2E così che una notte del 2004, data di nascita di Addiopizzo, a volto coperto percorrono in lungo e in largo Palermo e tappezzano la città di adesivi che riportano la scritta, finita nei giorni successivi sulle pagine di tutti i giornali: "Un popolo intero che paga il pizzo è un popolo senza dignità". E da quel momento che le cose iniziano a cambiare. Su consiglio delle moglie di Grassi, nasce prima il manifesto dei consumatori con il quale 3.500 firmatari si impegnano a comprare da chi non paga e nel 2006 viene pubblicata la lista dei primi 100 imprenditori che non pagano il pizzo. Oggi sono quasi 1.200 e nell'ultimo anno c'è stato un boom di adesioni: circa 200. "Fin da subito - prosegue il socio di Addiopizzo Travel - qualche imprenditore ci ha contattato per sapere come aderire. Oggi i ragazzi che aprono un'attività ci chiamano prima di aprire per avere l'adesivo perchà quest'ultimo funziona come deterrente". In altre parole la mafia non va a perdere tempo da chi ha deciso di schierarsi dall'altra parte. 

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