Palermo-Agrigento, soluzione all'orizzonte: nuovi contratti per proseguire i lavori

Dopo due anni di sofferenze e di attesa, sembra profilarsi una felice conclusione per le oltre cento imprese siciliane creditrici del gruppo Cmc di Ravenna

Dopo due anni di sofferenze e di attesa, sembra profilarsi una soluzione per le oltre cento imprese siciliane creditrici del gruppo Cmc di Ravenna. In questi giorni il contraente generale, con il controllo diretto dell’Anas, sta stipulando con gli affidatari nuovi contratti per consentire la prosecuzione dei lavori nei cantieri lungo la Palermo-Agrigento e la Agrigento-Caltanissetta, tramite la realizzazione di alcuni chilometri di tracciato stradale utili ad eliminare disagi alla circolazione veicolare.

Quanto al pagamento delle spettanze arretrate, le imprese auspicano l’approvazione da parte del Parlamento, nell’ambito della conversione in legge del decreto Sbloccacantieri, di un emendamento, formulato dai tecnici dei ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e presentato dal governo, per costituire un Fondo con cui ristorare fino al 70% dei crediti vantati da tutte le piccole e medie imprese italiane, strategiche e non, compresi i subappaltatori e i fornitori, nei confronti di General contractor entrati in crisi. Di questo bacino farebbero parte, dunque, anche tutte le aziende creditrici della Cmc impegnate nei cantieri della Palermo-Agrigento e della Agrigento-Caltanissetta, così come quelle dei cantieri della metropolitana di Catania, per le quali a maggior ragione si richiede che siano chiamate a fare parte del tavolo di confronto col governo nazionale.

Questo fondo, secondo quanto è stato riferito al tavolo interistituzionale nella riunione di mercoledì scorso, dovrebbe essere alimentato con prelievi a carico di tutti gli aggiudicatari di nuovi appalti. Una soluzione che, a quanto si apprende, suscita posizioni divergenti nella maggioranza. Ma il Comitato creditori della Cmc fa appello all’intero Parlamento affinché su questa norma si trovi la necessaria coesione per un voto favorevole, non riuscendo a immaginare che vi possano essere forze politiche contrarie al mantenimento dell’occupazione in aziende che contano 2.500 lavoratori oltre l’indotto.  Nelle more dell’attuazione del provvedimento, se approvato dal Parlamento, dovrebbe essere l’Anas, su disposizione del governo, ad anticipare tale 70% di crediti, mentre per il recupero del restante 30% le imprese dovrebbero seguire le ordinarie procedure concordatarie.  Un nuovo incontro è stato convocato a Roma fra due settimane.

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