Arrestato per 3 rapine in banca, processo da rifare: "Mancato riconoscimento fotografico"

Ivano Parrino, 40 anni, è ritenuto uno dei membri della banda di palermitani che tra il luglio e l'agosto del 2003 mise a segno tre rapine ai danni di tre diversi istituti di credito tutti a Sarmeola di Rubano, in provincia di Padova

In tre distinti casi e con varie responsabilità avrebbe effettuato rapine in Veneto capaci di fruttare diverse migliaia di euro. Ma il processo d'appello a carico di Ivano Parrino, oggi 40enne, è da rifare per mancato riconoscimento fotografico. Parrino è ritenuto uno dei membri della banda di palermitani che tra il luglio e l'agosto del 2003 misero a segno tre rapine ai danni di tre diversi istituti di credito tutti a Sarmeola di Rubano, in provincia di Padova.

Parrino, detenuto anche per altre indagini, aveva fatto ricorso in Cassazione contro la condanna inflitta dai giudici della Corte d'Appello di Venezia, che avevano confermato la sentenza del Gup di Padova a tre anni e 4 mesi per aver partecipato ad una di queste rapine. Secondo la Suprema Corte, i giudici non avrebbero tenuto conto del fatto che non c'è mai stato un chiaro riconoscimento fotografico da parte dei dipendenti della banca. La sentenza è pertanto stata annullata e il processo d'appello è da rifare.

La prima rapina risale al 20 luglio 2003, ai danni della Banca Popolare di Verona, agenzia di Sarmeola di Rubano. Gli autori della rapina furono ripresi dalle telecamere di sicurezza a circuito chiuso. Armati di taglierino ed entrati con uno stratagemma in banca, chiusero impiegati e clienti nel bagno e fuggirono con un bottino di circa 4.280 euro. Il 21 agosto 2003, Parrino, all'epoca dei fatti 24enne - insieme ad altri 3 palermitani - avrebbe rapinato un'altra banca, sempre armati di taglierino. I rapinatori minacciarono i clienti, chiudendoli in bagno e scapparono con 17 mila euro. Anche in questo caso le fasi della rapina furono riprese dalle telecamere a circuito chiuso.

Il 4 luglio 2003 Parrino avrebbe rapinato, insieme a due complici in corso di identificazione, la Banca Intesa sempre a Sarmeola. Il copione della rapina è identico alle precedenti: i rapinatori col taglierino, dopo aver minacciato gli impiegati li rinchiusero nel bagno razziando 33 mila euro. Le indagini avviate dalla Mobile di Padova, avvalendosi delle riprese filmate e delle testimonianze di bancari e clienti, si sono incrociate con quelle dei colleghi di Palermo. Durante le indagini sono state inviate le immagini riprese dalle telecamere delle banche, a tutte le questure e in particolare a quelle del Sud. Un metodo rivelatosi vincente.


 

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Commenti (3)

  • Fate passare altri vent'anni...

  • Se non c'è mai stato un riconoscimento fotografico magari la condanna è ingiusta. Purtroppo in questo paese i giudici di merito tendono a scordarsi della regola dell' "oltre ragionevole dubbio". Fortuna che c"è la cassazione

  • Questi miserabili stanno andando in pensione e ancora si discute di processare. Quando si dice la velocità nei processi.

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