OPINIONI. La musica non cambia

Il palchetto di piazza Castelnuovo ha ospitato gente del calibro di La Malfa, Moro, Togliatti e Berlinguer. Nel tempo è stato "profanato" dai vandali, adesso è al decimo restauro. "Urgono controlli e pene più severe"

Il palchetto della musica di piazza Castelnuovo

All’ultimo piano del palazzo, che si intravede dietro il palchetto della musica di Piazza Castelnuovo, sono nato 70 anni fa. Non vi meraviglierà quindi se posso affermare, senza tema di smentite, che la recinzione e il cartello di inizio lavori che si vedono nella foto annunciano quello che è forse il decimo restauro del monumento palermitano. Il tempietto – battezzato per sempre palchetto della musica – viene edificato nel 1875 dai Florio per evitare che la piazza venisse usata per edilizia abitativa visto che la famiglia possedeva già una villa sulla stessa piazza. Negli anni del dopoguerra fu usato per concerti di bande militari e civili. Ospitò numerose volte le attrezzature per le amplificazioni (allora tanto ingombranti, quanto inefficienti) per le centinaia di comizi politici che in quello spazio si tenevano.

Il palchetto faceva da sfondo neoclassico al rozzo palco in legno ricoperto di stoffa di vari colori,  sul quale ho visto e sentito alternarsi Ugo La Malfa, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti. Achille Lauro, Silvio Milazzo, Enrico Berlinguer. Nei giorni feriali, noi ragazzini negli anni 50 – 60, usavamo la villetta per le partitelle a calcio o per girare in bicicletta sotto lo sguardo attento di nonni o genitori. Il Palchetto era rispettato e raramente era oggetto di sfregi e atti di vandalismo. Poi il progresso (che ha tanti pregi e qualche controindicazione) portò i giovani dello hinterland palermitano a spostarsi più facilmente da periferie e paesi del circondario. La villetta ed il glorioso Palchetto divennero luogo di “bivacco”, di petting sfrenato (non si chiamava più schiniu ), di ascolto di gruppo di ritmi afrolatini ( si cominciò con il mangiadischi della geloso e si è giunti ai moderni congegni della Apple). A pochi metri si installarono i miti del colesterolo espanso: McDonald e “antico” Caffè Spinnato ( mi ricordo di Noni che vendeva rosette e mafaldine nel sobrio forno accanto al barbiere Matteo). Giovanni Rosciglione-2-2

Da allora Graffitari/Writers hanno usato muri e colonne della costruzione come “tele” o fogli delle loro espressioni (chissà perché Seno e Utero molto spesso, scimmietta mia ti amo, Stelle a 5 punte o Croci Celtiche, Walter e Deborah 3 mt sopra il cielo di Mocciana memoria, t.v.b. Samantha, Luis sei un fico e così via). Frequenti divennero i casi di asportazione di souvénir del luogo (fregi in bronzo, colonne intere della scalinata, qualche statua della villetta). Come  consuetudine fu per barboni e tiratardi di dormire dentro il palchetto, lasciando per ricordo deiezioni fisiologiche varie e resti di cibarie. Mai un caso di “punizione” (diciamo così, dei colpevoli). In compenso ogni 6 o 7 anni un bell’appaltino per il restauro del monumento “misteriosamente” sfregiato. D’altro canto ricordo uno degli Assessori più cool di Palermo che, ad un giornalista televisivo che lo intervistava sul fenomeno dei graffitari, rispondeva: “quei segni, quella scrittura, quei disegni sono nuova cultura di strada, arte non da reprimere ma da disciplinare, per dare giusto sfogo alla loro creatività!”.

Così và la vita. La nostra, almeno! Ora, oggi, la foto vi mostra l’ultimo degli appaltini che riconsegnerà il Tempietto fresco e pulito agli impazienti e giovani barbari, che non sanno più dove fare i loro bisogni, gettare lattine e cartacce e buttare giù per iscritto qualche pensiero artistico. Io da tempo penso ad una soluzione del problema così scontata e semplice che, certamente, avranno pensato pure tutti gli amministratori degli ultimi 40 anni. Rimane ignoto il perché non l’abbiano messa in pratica. Due telecamere a registrazione continua, da visionare ogni mattina. Utilizzare la registrazione per lo “arresto in flagrante” del ladro/vandalo e prevedere per legge urgente il raddoppio della pena, introducendo ( in questo come in tutti i casi di danno a monumenti e/o opere d’arte) l’aggravante di “sfregio all’identità culturale del luogo”. Sono certo che dopo la prima condanna a qualche annetto di galera, anche il più distratto dei “nuovi artisti di strada” starà attento a non sporcare.

 

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