Caos all'ospedale Ingrassia, paziente muore e familiari aggrediscono cardiologo

Insulti e spintoni contro il medico che ha comunicato la notizia del decesso di una donna, ricoverata nel reparto di Terapia intensiva coronarica, ai parenti. La direzione dell'Asp: "Violenza inaccettabile". Il sindacato Cimo: "Si ripropone il tema della sicurezza"

L'ingresso dell'ospedale Ingrassia

Il cuore di una paziente smette di battere e ai medici non resta che comunicare la notizia ai familiari. Ma la reazione è violenta e si catena il caos: uno dei dottori viene prima insultato e poi aggredito fisicamente. E' accaduto la notte scorsa all'ospedale Ingrassia, dove è stato necessario l'intervento del personale di sicurezza e della polizia per riportare la calma.

Secondo quanto ricostruito dall'Asp, il cardiologo di turno "è stato aggredito verbalmente e poi spintonato al muro dopo che aveva comunicato il decesso, per sopravvenute complicanze, di una paziente di 80 anni ricoverata in terapia intensiva coronarica. Il cardiologo è stato costretto a fare ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso".

“Solidarietà, supporto e massimo sostegno” al medico arrivano dalla direzione aziendale dell’Asp. “Pur comprendendo il dolore per la perdita di una familiare – si legge in una nota – è inaccettabile ogni forma di violenza verbale e, soprattutto, fisica nei confronti di chi esercita il proprio lavoro con scrupolo e professionalità. Siamo vicini al cardiologo che supporteremo in ogni sede competente”. 

“Siamo vicini al cardiologo aggredito gli diciamo chiaramente che non è e non sarà solo, perché tutte le associazioni che rappresentiamo, sono al suo fianco”, commenta il presidente del comitato consultivo aziendale dell’Asp Francesco Paolo La Placa, che ha espresso “la massima solidarietà al professionista ferito, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente nell’esercizio della sua professione”. “Diciamo no – conclude La Placa – a ogni forma di violenza, inconcepibile e inaccettabile in qualsiasi luogo”.

Per il sindacato dei medici Cimo: “Non c'è rispetto né per la vita né per la morte. Ormai è c'è la convinzione sempre più diffusa che non sia possibile morire e che, se accade, la colpa sia sempre e comunque dei medici. È inaccettabile la violenza che si scarica sui sanitari solo per non essere riusciti a vincere la morte. Ancora una volta si ripropone il tema della sicurezza negli ospedali e l'obbligo morale delle istituzioni di perseguire i violenti aggressori”.

“Capiamo il dolore dei familiari per la perdita di un caro - dice il segretario provinciale di Confintesa Ugs-medici, Renato Agugliaro - ma resta inaccettabile ogni forma di violenza verso gli operatori della sanità, che essi siano medici, infermieri o facenti parte del personale amministrativo. Confintesa Ugs-medici chiede provvedimenti urgenti per ridimensionare e debellare un fenomeno che va sempre più in crescendo e che ci fa capire come la gente abbia poca cognizione del lavoro di un sanitario, in questo caso un medico. Oltre a chiedere più sicurezza negli ospedali chiediamo campagne di sensibilizzazione verso dei lavoratori, che con zelo e abnegazione, ogni giorno si prodigano alla cura della salute di tutti noi”.

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