"Frattura scambiata per una contusione", ospedale Buccheri La Ferla deve risarcire operaio

L'uomo, per le cure sbagliate, ha perso parzialmente la funzionalità di una mano. La struttura sanitaria si è difesa sostenendo che il trauma non era visibile all’esito degli accertamenti diagnostici, ma i periti nominati dal giudice hanno smontato questa tesi

Una frattura scambiata per una banale contusione e non curata adeguatamente: così un operaio perde parzialmente la funzionalità di un mano e, di conseguenza il lavoro. L'uomo denuncia i medici e dopo 10 anni i giudici gli danno ragione. I fatti risalgono al 2007 e adesso il giudice monocratico Riccardo Trombetta ha condannato l'ospedale Buccheri La Ferla a risarcire l'uomo con 91.739,27 euro oltre al pagamento delle spese legali per 9.785 euro.

Secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia. i medici non si sono accorti della frattura nonostante le radiografie e i controlli compiuti in seguito a due distinti accessi al pronto soccorso del nosocomio. Il risultato - dovuto secondo il tribunale civile alla negligenza dei medici - è che il paziente ha subito due interventi a sue spese in un ospedale milanese, ma ha pure anche perso in parte la funzionalità di una mano e di un polso. Per un muratore significa, di fatto, non potere più lavorare. 

L'uomo è arrivato in ospedale, nel settembre del 2007, lamentando un forte dolore alla mano destra dopo una caduta. I medici hanno fatto le radiografie e diagnosticato una contusione. Da qui la teraoia: antidolorifici, trattamento con ghiaccio e riposo per una settimana. L'1 ottobre l'operaio è tornato al pronto soccorso. I medici hanno confermato la diagnosi prescrivendo dei farmaci per ridare mobilità alla mano e alle dita. Anche in questo caso i dolori non sono passati. Poi la decisione di andare a Milano. Qui i sanitari hanno effettuato una risonanza magnetica individuando la frattura e hanno deciso di procedere con due interventi chirurgici. Il danno però, a distanza di oltre un anno dalla caduta, era recuperabile soltanto in parte. 

In prima battuta l’avvocato Palmigiano (che ha assistito l'uomo con il gratuito patrocinio, assieme ai colleghi Licia Tavormina e Mattia Vitale) ha scritto al Buccheri La Ferla per chiedere il risarcimento del danno, ma l’ospedale ha respinto l’istanza e nel 2011 è iniziata la causa civile.

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Durante il processo, la struttura sanitaria si è difesa sostenendo che la frattura non sarebbe stata visibile all’esito degli accertamenti diagnostici, ma i periti nominati dal giudice hanno smontato questa tesi. "Una siffatta slogatura - si legge nella sentenza - se effettivamente diagnosticata, sarebbe stata risolta mediante una semplice tecnica di riduzione che ancor oggi fornisce ottimi risultati, mentre l'uomo a causa dell’imperizia ripetuta, sconta oggi un difetto funzionale della mano e del polso, dovuta alla successiva asportazione chirurgica del semilunare. È evidente - continua il giudice - la responsabilità contrattuale dell’ospedale per l’accadimento dannoso occorso".

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