Gli omicidi dello Zen, un giovane si costituisce: "Sono stato io a sparare"

Il 27enne Giovanni Colombo si è presentato al comando provinciale dei carabinieri accompagnato dal suo avvocato. Sarebbe stato lui a uccidere ieri pomeriggio Antonino Lupo (53 anni) e il figlio diciottenne Giacomo

Giovanni Colombo esce dalla caserma su una macchina della polizia

Svolta improvvisa nelle indagini del duplice omicidio allo Zen. Si è costituito questa mattina il presunto killer (o uno dei killer) che avrebbe sparato e ucciso ieri pomeriggio in via Rocky Marciano Antonino Lupo (53 anni) e il figlio diciottenne Giacomo. Si tratta di Giovanni Colombo, 27 anni, residente nella stessa via dell'omicidio. Colombo è pregiudicato per droga ed stato condannato per rissa aggravata nel processo per il caso Aldo Naro, il medico ucciso nel corso di una serata alla discoteca Goa nel 2015. Il giovane si è presentato questa mattina al comando provinciale dei carabinieri col suo avvocato. I militari hanno raccolto la sua deposizione, poi il giovane è stato preso in consegna dalla polizia che conduce le indagini.  La sua posizione è al vaglio degli inquirenti.

Il giovane reo confesso esce dalla Questura | Video

Le fasi del duplice omicidio e le indagini

Qualcuno riferisce di aver sentito i primi spari nella parte alta di uno dei palazzoni che separa via Rocky Marciano con via Ajello. "Penso sia cominciato tutto sopra una rampa di scale - racconta un residente -, sono uscito e ho visto un uomo vestito di nero e incappucciato con l'arma in pugno che scappava. Il padre è arrivato in un secondo momento e ha cercato di proteggere il figlio. Abbiamo avuto molta paura, appena abbiamo sentito sparare di nuovo ci siamo rintanati a casa terrorizzati".

Notte di interrogatori, i testimoni: "Ucciso per proteggere il figlio"

Le immagini dal luogo della sparatoria | VIDEO

Il profilo delle due vittime

Gli agenti di polizia della sezione Omicidi  hanno cominciato le indagini cercando di ricostruire un quadro sulle due vittime. Il 53enne, conosciuto nella zona come Tonino, aveva dei precedenti collegati al mondo della droga. Nel 2005 era stato arrestato in una retata che fece piazza pulita nel clan dei Lo Piccolo, scoperchiando una rete dedita in particolare alla riscossione del pizzo e allo spaccio di droga. Proprio Lupo è stato considerato uno degli organizzatori del fiorente business dello spaccio, tanto da essere condannato a 14 anni di carcere. Il figlio Giacomo, giovane pugile molto conosciuto allo Zen, aveva invece la fedina penale pulita e aveva festeggiato il compleanno solo 24 ore prima. "Un ragazzo d’oro, gentile e sempre sorridente. Un pezzo di pane cresciuto nell’ambiente sbagliato e che ha conosciuto la violenza del quartiere. Che però ha deciso di canalizzare in uno sport come il pugilato", racconta chi lo conosceva. E per questo, forse, si allenava tanto, curando il suo corpo.

Tratteggiare un quadro completo delle vittime è servito agli investigatori per cercare di portare le indagini sui binari giusti. Secondo alcune indiscrezioni il primo a cadere sotto i colpi di pistola sarebbe stato Giacomo mentre il padre, sentendo sparare, sarebbe arrivato in un secondo momento per cercare di proteggere il figlio e sarebbe stato ucciso probabilmente con un proiettile indirizzato verso la testa. Poi la fuga, forse a bordo di uno scooter. Una ricostruzione ancora parziale e che deve essere incrociata con i risultati dei rilievi eseguiti dal personale della Scientifica. Gli specialisti avrebbero isolato un’area vasta decine di metri quadrati per poi contare almeno sedici spari.

Il giovane pugile, colpito proprio nella via intitolata al grande boxer americano ma di origini italiane, è stato soccorso da un’ambulanza del 118 mentre il padre è stato accompagnato a Villa Sofia da qualche familiare. Antonino Lupo sarebbe morto sul colpo a differenza del figlio, che i medici volevano sottoporre a un intervento d’urgenza per strapparlo alla morte.

Sono bastati pochi minuti e nell’area d’emergenza davanti all'ospedale si sono radunate centinaia di persone, tutte appese a un filo della speranza che si è spezzato poco dopo. I due cadaveri, su disposizione dell'autorità giudiziaria, sono stati portati all'Istituto di medicina legale del Policlinico. L'autopsia, i cui dati verranno incrociati con quelli raccolti dalla Scientifica, potrebbe chiarire da quale distanza e da quale direzione siano arrivati i colpi, la tipologia d'arma (forse una calibro 9) e altro ancora. Nella notte sono state anche perquisite diverse case per cercare indumenti o armi riconducibili a quanto accaduto, un duplice omicidio che ha fatto sconvolto la città.

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