Il killer che parla, i 12 spari al tramonto e il silenzio dello Zen: "Una lite dietro l'omicidio"

La polizia ha eseguito un provvedimento di fermo per Giovanni Colombo, reo confesso del delitto avvenuto in via Rocky Marciano. Quando è uscito dagli uffici della Mobile ha mandato i baci ai suoi familiari. Ruperti: "Dai familiari non c’è stata la minima collaborazione"

Giovanni Colombo saluta i familiari mentre esce dalla Squadra Mobile

Quando è uscito dagli uffici della Squadra mobile ha mandato i baci ai suoi familiari e ha alzato e agitato il pugno chiuso, quasi in segno di vittoria. La polizia ha eseguito un provvedimento di fermo per Giovanni Colombo, reo confesso del duplice omicidio avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri tra i padiglioni dello Zen. A perdere la vita sono stati Giacomo Lupo e il padre Antonino, di 18 e 53 anni. “Sono stati raggiunti da almeno 11-12 colpi. L’arma è stata acquisita agli atti e ora dovremo accertare se c’è compatibilità con quanto riscontrato dal personale della Scientifica”. Alla base dell'omicidio ci sarebbe una lite tra due famiglie che vivono a pochi metri l'una dall'altra. L'alterco sarebbe avvenuto tra Colombo e il fratello di Giacomo Lupo. Pare che il killer avesse rimproverato il fratello e che padre e figlio fossero scesi in strada per un chiarimento. Terminato poi nel sangue.

Il giovane arrestato esce dalla questura | VIDEO

Il caso di via Marciano si sarebbe risolto in meno di 24 ore, con il killer che si è presentato ai carabinieri. Colombo è pregiudicato per droga ed è stato condannato per rissa aggravata nel processo per il caso Aldo Naro, il medico ucciso nel corso di una serata alla discoteca Goa nel 2015. La polizia, come ha spiegato il capo della Squadra mobile Rodolfo Ruperti, era già sulle tracce dell’assassino. “La nostra attenzione - afferma - si era già concentrata su di lui. Dopo una nottata a cercarlo si è presentato questa mattina, accompagnato dal suo avvocato, e si è assunto le responsabilità di quanto accaduto”. Secondo gli investigatori gli obiettivi del killer, che potrebbe aver agito da solo, sarebbero stati entrambi.

Omicidio Zen, giovane si costituisce: "Sono stato io"

Il racconto del giovane omicida, ascoltato per lunghe ore dagli investigatori e dal sostituito procuratore Ilaria De Somma, sarebbe apparso credibile. Ma investigatori e inquirenti dovranno trovare riscontri su ogni dettaglio per essere certi di avere tra le mani il responsabile del doppio omicidio. Incerta invece la dinamica della sparatoria che sarebbe avvenuta tra il primo piano di un palazzo e la strada, nel cortile che separa la via Rocky Marciano da via Ajello, come mostrano le chiazze di sangue repertate dalla Scientifica.

L'intervista al capo della Mobile: "Nessuno ha collaborato" | Video

Bocche cucite sul movente del delitto e sull’eventuale presenza di un complice: “Pare che poche ore prima dell’omicidio - aggiunge Ruperti - ci fosse stata una lite tra un parente delle vittime e l’omicida. Quest’ultimo era poi andato a cercarli per chiarire o farsi giustizia. Colombo si sarebbe quindi armato per poi sparare. Si conoscevano bene perché le due famiglie, sebbene in palazzi diversi, abitano a poche decine di metri l’una dall’altra”. Tra l'altro l'omicidio è avvenuto in un orario insolito, quando ancora i “padiglioni” dello Zen pullulavano di gente.

Il profilo delle due vittime

Sembrerebbe che nessuno abbia visto nulla. E dunque nessuno ha potuto o voluto riferire elementi utili per le indagini. Alcuni residenti avevano riferito a PalermoToday di aver visto un uomo vestito di nero e incappucciato che si allontanava con ancora la pistola in pugno. “Dai familiari non c’è stata la minima collaborazione - conclude Ruperti - anzi hanno provato a indirizzarci verso altre ipotesi”. Adesso bisognerà incastrare tutte le tessere del puzzle per giungere alla conclusione delle indagini con un quadro completo prima del processo.

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