Figlia muore in hotel, processo al via: mamma accusata di omicidio del consenziente

Secondo la Procura, l'imputata avrebbe somministrato la dose letale di farmaci su richiesta della vittima. Le pene, in questi casi, oscillano tra 5 e 16 anni. Il 20 aprile l'udienza preliminare davanti al gup

L'hotel Archirafi

Avrebbe ucciso sua figlia Elisabetta, di 40 anni, iniettandole un cocktail di anestetici in una camera dell’hotel Archirafi di via Lincoln. Per Anna Cipresso, 64 anni, ex infermiera del reparto di Oculistica dell’ospedale Civico, il 20 aprile inizierà l’udienza preliminare davanti al gup Fabrizio Molinari e dovrà rispondere di un reato particolare, l’omicidio del consenziente. Secondo la Procura, infatti, l’imputata avrebbe somministrato la dose letale di farmaci su richiesta della vittima. Le pene, in questi casi, sono più basse di quelle dell’omicidio volontario e oscillano tra 5 e 16 anni.

Elisabetta Cipresso venne ritrovata senza vita il 19 luglio del 2014 e sua madre venne fermata per il delitto. Prima di essere rilasciata, assistita dall’avvocato Antonio Cacioppo, raccontò al giudice tutta la disperazione di quei momenti. Spiegò che con la figlia avevano acquistato dei gratta e vinci e stabilito che “se vinciamo mille euro, non ci ammazziamo”. Non vinsero nulla. L’ex infermiera ha sempre negato però di aver ucciso la figlia, che si sarebbe invece suicidata. E poi “per amore, per accompagnarla nel suo percorso, per non restare sola” la madre aveva deciso a sua volta di togliersi la vita, senza però riuscirci.

Secondo la Procura, invece, sarebbe stata proprio l’imputata a somministrare una dose massiccia di Propofol alla vittima, anche perché, essendo un anestetico ad effetto immediato, da sola, Elisabetta Cipresso avrebbe perso i sensi prima di poter concludere la fatale operazione. Tuttavia, l’autopsia non ha dato risposte certe su questo aspetto, non ha chiarito cioè se la vittima si sia uccisa o se sia stata suicidata. Il pm ha comunque deciso di chiedere il rinvio a giudizio dell’imputata, che a breve sarà dunque processata.
Le due donne, qualche mese prima della tragica serata all’hotel Archirafi, avevano già tentato di uccidersi, minacciando di dare fuoco alla loro abitazione di via Ughetti. Proprio da lì erano state poi sfrattate e, dopo essere state aiutate da alcuni parenti, a luglio del 2014, si erano ritrovate nell’hotel di via Lincoln, dove Elisabetta Cipresso era stata trovata morta.  

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