Omicidio di Pagliarelli, in silenzio davanti al giudice: Seggio resta in carcere

Il gip ha convalidato il provvedimento di fermo. Il gestore della pizzeria All'Antico Borgo, accusato dell'omicidio di Francesco Manzella, si è avvalso della facoltà di non rispondere per le sue "precarie condizioni di salute"

Il presunto killer di Francesco Manzella resta in carcere. Dopo ore di camera di consiglio il gip del tribunale di Palermo Filippo Serio ha convalidato il fermo di Pietro Seggio (42 anni), accusato dell’omicidio avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 marzo scorsi, in via Gaetano Costa, a pochi passi dal carcere Pagliarelli. Per emettere il provvedimento il giudice ha considerato sufficiente il quadro degli indizi raccolti dagli investigatori, tenendo anche conto dell'alibi falso fornito e poi ritrattato. Ma l'avvocato difensore ha già annunciato l'intenzione di presentare un'istanza di riesame.

L'uscita di Seggio dalla Questura | VIDEO

Il 42enne gestore della pizzeria All’Antico Borgo, in zona Molara, davanti al giudice e ai pm si è avvalso della facoltà di non rispondere a causa delle "condizioni di salute precarie - spiega il suo avvocato, Giovanni Castronovo, che non lo hanno reso lucido e sereno per rispondere alle domande dell’autorità giudiziaria e delle parti". I pm avevano chiesto per Seggio proprio la convalida e la custodia cautelare in carcere. Una richiesta opposta è stata avanzata dall'avvocato dell'indagato che aveva chiesto chiesto di non convalidare il fermo "per assenza della flagranza o quasi flagranza, nonché di non applicare alcuna misura cautelare o, in subordine, quella degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, anche per le ragioni di salute precarie del Seggio".

L'alibi che scricchiola e i video che inchiodano

"La prima impressione - commenta Castronovo - che ho ricavato dalla lettura delle indagini è che gli elementi investigativi acquisiti possono al più essere ritenute mere ipotesi investigative e non hanno una valenza probatoria tale da poter essere qualificati come gravi indizi di colpevolezza. Peraltro ciò che è davvero inconsistente è il movente dell’omicidio". Secondo la difesa non ci sarebbero elementi tali per ritenere che il gestore della pizzeria abbia premuto il grilletto.

"Tenuto conto che la famiglia Seggio è benestante ed è composta da persone perbene, dedite al lavoro e sconosciute agli organi di polizia, ed avuto riguardo alla pregressa conoscenza tra la vittima e l’indagato (con il quale vi erano rapporti di amicizia familiare risalente nel tempo), pensare che - qualora vi fosse realmente - un debito di 700 euro possa giustificare e legittimare un omicidio. Mi pare un fatto davvero privo di logica. Dopo aver letto con attenzione gli atti investigativi ed aver svolto delle indagini difensive avanzerò istanza di riesame", conclude l'avvocato.

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