Morto nel corso di una rapina, scarcerati i due bengalesi accusati di omicidio

Il Gip ha disposto la scarcerazione di Kabir Humayun, 44 anni, e Abdul Matindi di 41. Sono accusati di aver ucciso dopo una colluttazione Matteo Tresa, entrato nel market di via Maqueda per rapinarlo. Si attende il risultato degli esami tossicologici per capire se la vittima avesse fatto uso di droghe

La polizia mette i sigilli al market teatro dell'omicidio

Hanno lasciato il carcere i due bengalesi arrestati martedì dopo la morte del 37enne Matteo Tresa che ha fatto irruzione in un minimarket di via Maqueda, a pochi passi da Palazzo delle Aquile. Oggi il Gip ha disposto la scarcerazione di Kabir Humayun, 44 anni, e Abdul Matindi di 41, coinvolti nell'omicidio. Sono stati il pm Giacomo Brandini e l'aggiunto Ennio Petrigni a chiedere che i due - accusati di omicidio - tornassero in libertà in attesa dell'eventuale processo. Adesso si attende l'esito dell'esame tossicologico per capire se l'uomo avesse fatto uso di droghe prima dell'irruzione nel negozio. 

La rapina

Sono le 2 della notte tra lunedì e martedì quando Tresa entra nel minimarket e minaccia l’impiegato per una rapina. In pochi secondi dentro il negozio scoppia un pandemonio. Il cassiere bengalese e un suo connazionale reagiscono all’irruzione e si scagliano sul 37enne riuscendo ad avere la meglio. “Kabir lo avrebbe immobilizzato a terra - ha ricostruito la poliza - tenendolo stretto per il torace e con la faccia rivolta a terra e il complice lo avrebbe percosso, continuando ad infierire. La vittima avrebbe tentato di resistere alla presa, scalciando fin quando non avrebbe più dato segni di vita”.

Tragedia nel market, polizia sequestra locale | VIDEO

Le indagini

A chiamare il 113 denunciando l’accaduto è stato lo stesso cassiere che ha atteso insieme all’altro bengalese l’intervento delle volanti. Appena entrati gli agenti avrebbero subito notato Tresa disteso sul pavimento e ormai esanime. I primi ad essere ascoltati nel cuore della notte sono stati i due cittadini del Bangladesh, il cui racconto è stato incrociato con quanto emerso dalle riprese di alcune telecamere di videosorveglianza. Al termine degli accertamenti della Scientifica il minimarket è stato messo sotto sequestro, mentre Kabir e Matin sono stati arrestati con l’accusa di omicidio e portati in carcere. Sotto sequestro anche il bastone impugnato dai due bengalesi per colpire il rapinatore.

Scattano le manette

I bengalesi hanno sin da subito respinto ogni accusa sostenendo davanti al procuratore aggiunto Ennio Petrigni e al sostituto Giacomo Brandini di essersi difesi dal violento e improvviso attacco di Tresa. Quanto dichiarato durante gli interrogatori sarebbe stato confermato dalle immagini delle telecamere che mostrano una colluttazione durata qualche minuto. Per i magistrati potrebbe configurarsi quindi la legittima difesa, anche se ad ora non vengono contestati l’eccesso colposo né l’omicidio preterintenzionale. L’ultima richiesta da sottoporre al giudice prevede la convalida dell’arresto senza l'applicazione di alcuna misura cautelare.

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Morto per le botte o per infarto?

La prima ispezione del cadavere da parte del medico legale la polizia aveva portato gli investigatori a credere che la vittima fosse un cittadino extracomunitario. Addosso non aveva alcun documento. Il corpo di Tresa, palermitano residente nella zona di Ballarò, è stato quindi portato all’Istituto di medicina legale per l’autopsia. I primi dati emersi dall’esame aprirebbero uno spiraglio all’ipotesi che il 37enne non sia morto a causa delle percosse ma per un infarto. Una circostanza che potrebbe indurre il gip a valutare l’accaduto secondo un’altra prospettiva. In caso di accoglimento della richiesta avanzata dalla Procura i due bengalesi torneranno subito in libertà.

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