L'alibi che scricchiola e i video che inchiodano: l'omicidio Manzella tra droga, debiti e minacce

La vittima e il presunto killer si conoscevano. Pietro Seggio, sospettato numero uno già all'indomani dell'agguato mortale, aveva provato a spostare le attenzioni altrove: "Ero in pizzeria con i miei impiegati". La moglie della vittima: "Il padre di Seggio aveva detto che gli avrebbe sparato in faccia"

Seggio durante l'uscita dagli uffici della Squadra Mobile

Ci sono contatti fra la vittima e il presunto killer, il suo alibi fornito (e poi ritrattato) quando ancora non avrebbe potuto sapere dell’omicidio. Ci sono i precedenti fra Manzella (foto allegata a destra) e i familiari dell’omicida che lo avevano minacciato imputando a lui parte dei problemi economici della famiglia e quelli di tossicodipendenza di Seggio. E ci sarebbe anche una minaccia, come ha raccontato la vittima a sua moglie, arrivata dal padre di Seggio perché non gli vendesse più la cocaina. “Altrimenti gli avrebbe sparato in faccia”, ha raccontato la donna durante un interrogatorio. A premere il grilletto in via Costa però sarebbe stato proprio il 42enne, che avrebbe dato appuntamento a Manzella e lo avrebbe freddato con un colpo alla tempia sinistra mentre era ancora a bordo della sua Volkswagen Polo, sul ciglio della strada e con ancora luci e motore accesi.

L'uscita di Seggio dalla Questura | VIDEO

Sono questi alcuni degli elementi che hanno portato gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura, al fermo di Pietro Seggio, proprietario della pizzeria all’Antico Borgo di via Molara. Sarebbe stato lui a sparare e uccidere il suo pusher, probabilmente per un debito da 700 euro che Manzella avrebbe chiesto con insistenza di saldare. In un’occasione rivolgendosi anche ai familiari del presunto killer. Alcune ore dopo l’omicidio i sospetti della polizia, una volta analizzato il vecchio cellulare Alcatel della vittima e i tabulati telefonici, sono caduti su due uomini. Il primo, immediatamente interrogato, è riuscito a fornire un alibi di ferro. Il secondo invece era Seggio che, convocato alla Squadra Mobile, si era subito difeso sostenendo di non essersi mosso fino alle 00.30 della sera dell’omicidio. “Ero nella mia pizzeria, con i miei impiegati”.

Seggio, secondo quanto ricostruito dalla Procura, avrebbe quindi cercato di sviare le indagini per lasciar credere agli investigatori che al momento dell’omicidio era nella sua attività, in attesa di incontrare una donna che però non si sarebbe mai presentata. Gli stessi dipendenti di Seggio hanno smontato la sua tesi, spiegando agli investigatori di aver lasciato il titolare da solo in pizzeria mentre “giocava al computer o navigava su internet”. Le prime incongruenze sono emerse proprio circa l’orario del delitto, collocato temporalmente intorno alle 23.30. A quell’ora, come riferito da qualche abitante della zona alla polizia, si è sentito “un rumore come una sorta di botto e subito dopo una macchina che si allontanava”. In via Costa, in zona Pagliarelli, c’era l’auto della vittima ferma sul ciglio della strada, con luci e motore accesi. E “all’interno c’era una persona che forse perdeva sangue”, ha riferito un altro testimone.

Manzella-Francesco-2Gli agenti della Squadra Mobile hanno continuato per giorni a cercare riscontri su quanto detto dall’indiziato numero uno, che ha confermato di essersi sentito con la vittima ben due volte quel giorno. Nel primo pomeriggio e poi di sera per prendere un appuntamento e acquistare lo stupefacente dal suo pusher di fiducia. Qualcosa però, stando a quanto riferito dalla moglie di Manzella, era andata storia già il giorno prima. La donna ha raccontato che il marito era uscito di casa “particolarmente nervoso e agitato” dopo aver prelevato della sostanza stupefacente dai cassetti di un mobile in corridoio. Quella stessa sera Manzella le aveva anche raccontato di aver incontrato la moglie e il figlio di quello che sarebbe diventato il suo killer, i quali gli avevano detto “di non farsi più vedere". E lei lo aveva anche sentito parlare al telefono con Seggio: “No ora non ci possiamo vedere, dopo le 11 ci possiamo vedere”.

Un apporto fondamentale lo avrebbero dato le immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nelle strade che collegano la pizzeria di Seggio e la scena del crimine. Gli agenti della sezione Omicidi della Squadra Mobile e della Scientifica sono riusciti a ricostruire il percorso fatto dal killer in auto, non con la sua Audi A1 ma con una Fiat Panda color oro, poi risultata intestata alla madre. Dettagli sui quali Seggio si sarebbe anche contraddetto più volte, prima di capitolare di fronte ai riscontri che avrebbero fornito alcune certezze sugli orari degli spostamenti di Seggio. Il titolare sarebbe rimasto da solo nella sua pizzeria alla Molara dalle 22.20, orario in cui i suoi impiegati erano andati via, e vi avrebbe rientro dopo le 2.30. Al di là dell’incontro con una donna, che di fatto non si è verificato, cosa ha fatto il piccolo imprenditore in quel lasso di tempo?

I video delle varie telecamere riprendono il passaggio di un’auto, che per gli investigatori è senza ombra di dubbio quella utilizzata da Seggio, che percorre la strada che porta nel punto in cui Manzella lo avrebbe atteso. E pochi minuti dopo si vede quella stessa auto tornare indietro, verso la pizzeria all’Antico Borgo. Il presunto killer ha anche ammesso di aver sentito due volte Manzella in quella giornata, incontrandolo intorno alle 14 e fissando un altro appuntamento per le 22. Lui avrebbe lasciato dei soldi in una cassetta postale dove poi il suo pusher gli avrebbe fatto trovare la cocaina. Quel secondo incontro non sarebbe però avvenuto perché il 42enne, quella sera, si sarebbe armato di pistola e si sarebbe fatto trovare laddove la vittima aveva un appuntamento con il suo destino.

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