Trentasette anni fa l'omicidio Dalla Chiesa: "Dopo la morte di papà siamo state lasciate sole"

Parla Simona, figlia del prefetto: "Non ci hanno fatto una telefonata né per avvertirci che papà e Emanuela erano morti né per dirci dei funerali. Io l'ho saputo perché quella sera ho chiamato papà per dargli la buonanotte e mi hanno passato il capo di gabinetto della prefettura"

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"Dopo la morte di papà siamo state lasciate sole. C'era la paura di mostrarsi vicino a noi, la paura di scegliere da che parte stare, c'era stato chiesto il silenzio. Non posso dimenticare che mio padre è morto la sera e i funerali sono stati fatti alle 15 del giorno dopo senza che nessuno di noi fosse stato avvertito. Bisognava mandarlo via quel generale". A parlare è Simona Dalla Chiesa, figlia del prefetto Dalla Chiesa, durante la presentazione, a Palermo, del libro 'Un papà con gli alamari".

Oggi ricorre il 37esimo anniversario dell'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente di polizia Domenico Russo. "Non ci hanno fatto una telefonata né per avvertirci che papà e Emanuela erano morti né per dirci dei funerali - ha ricordato - Io l'ho saputo perché quella sera ho chiamato papà per dargli la buonanotte e mi hanno passato il capo di gabinetto della prefettura". 

"Papà - ha continuato - aveva avuto delle intuizioni incredibili. Nel suo ufficio c'era una grandissima mappa della Sicilia con le puntine colorate con cui lui costruiva la mappa delle famiglie mafiose. Una lucidità che molti non hanno voluto capire ma che forse avevano compreso quelli che poi lo hanno ucciso. Avevano capito che papà avrebbe colpito al cuore il sistema economico, il sistema politico".

"E' stato difficilissimo riuscire a mantenere la memoria, cosi come è stato difficilissimo difendersi dagli attacchi, soprattutto perche molti venivano dal cosiddetto fuoco amico" aggiunge Simona Dalla Chiesa che, nei locali Sant'Elisabetta della Questura, spiega anche il perché della scelta di questo titolo per il libro. "Papà con gli alamari perché per noi lui era il papà ma quegli alamari erano il senso di appartenenza della nostra famiglia all'arma dei carabinieri - conclude -. Per me la divisa non era il lavoro di mio padre, era mio padre. Un uomo che è sempre andato con la schiena dritta". 

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