L'omicidio al Capo, nonna Teresa svela i retroscena: ricostruite le fasi dell'agguato

La donna, nonna della vittima, è indagata. Determinanti le intercettazioni di un colloquio in carcere tra l'anziana e un congiunto. In manette è finito anche Fabrizio Tre Re, lo zio del killer che era a bordo della Smart

Ci sono i contrasti mai sedati tra due famiglie rivali alla base dell'omicidio di Andrea Cusimano, il fruttivendolo ucciso lo scorso 26 agosto tra le bancarelle del Capo. In manette, poco dopo il delitto, Calogero Lo Presti, ritenuto l'autore materiale. Oggi le porte del carcere si sono aperte anche per lo zio di Lo Presti, Fabrizio Tre Re. Sono stati notificati invece degli avvisi di garanzia per favoreggiamento a Giuseppe Di Salvo, 41 anni, titolare del bar di fronte alla bancarella dei Cusimano; Giovanni Lo Presti, 45 anni, padre di Calogero Pietro. Teresa Pace, 84 anni, nonna della vittima, è indagata per detenzione abusiva di arma da fuoco. Ed è proprio dalle parole dell'anziana, intercettata nel corso di un colloquio in carcere con il figlio (Silvio Bertolino, zio di Andrea Cusimano ndr) in cui spiega cosa è successo, che gli inquirenti hanno avuto un quadro più chiaro della vicenda.

Le intercettazioni

Durante il colloquio Teresa Pace e il nipote Giuseppe Bertolino raccontavano al congiunto cosa è accaduto quel sabato mattina.Teresa Pace, secondo quanto si legge nell’ordinanza, esordiva affermando che avrebbero subito conseguenze in tre: Calogero Piero Lo Presti che aveva sparato, il padre Giovanni Lo Presti che gli aveva tolto la pistola dalle mani e Giuseppe Di Salvo, il titolare del bar di Porta Carini che aveva verosimilmente nascosto la pistola: “Questa panella la cacano tre, quello che sparò…. suo padre che gli levò la pistola dalle mani…. e quello del bar….. e ci sono le impronte di tutti e tre”. Sull'arma del delitto, infatti, i militari dell'Arma avevano trovato le impronte di tre persone.

La nonna con la pistola per vendicare il nipote

Secondo l'anziana la "colpa" era del fratello di Andrea, Francesco, che avrebbe schiaffeggiato Giovanni Lo Presti (padre di Calogero Pietro) alla Vucciria. Da quella lite sarebbe nato tutto: una prima rissa al Capo sedata per il passaggio dei carabinieri e, poco dopo, il delitto tra le bancarelle di frutta e verdura. I motivi del contendere non sono ancora chiari, ma tutto porta a dissapori per la gestione di affari illegali nella zona. Questioni che, come emerso, interessavano interi nuclei familiari.

L'omicidio al Capo, arrestato lo zio del killer: "Era al volante della Smart"

Gli arresti

Celogero Lo Presti, cugino del boss di Porta Nuova Tommaso e nipote di un altro pezzo da novanta del clan, era stato arrestato in flagranza di reato dai militari dell'Arma. Aveva tentato la fuga con una Smart. Alla guida, secondo quanto accertato, c'era lo zio materno di Lo Presti, Fabrizio Tre Re, già sorvegliato speciale e arrestato oggi. Nelle fasi iniziali delle indagini, quest'ultimo era anche stato ascoltato come testimone e aveva fornito un alibi, che ha retto solo pochi giorni. Il numero di targa della vettura era stato immortalato da una telecamera di sorveglianza, in via Volturno. Tre giorni dopo il ritrovamento del mezzo in via Belmonte Chiavelli. 

Le indagini

Le ordinanze eseguite oggi secondo il colonnello Antonio Di Stasio, comandante provinciale dell'Arma sono da considerare un "grande risultato arrivato in tempi brevissimi grazie alla sinergia tra i carabinieri e la Procura. Un risultato che è il frutto di cuore e di dedicato impegno. Il cuore eroico dei due militari che dopo gli spari si sono lanciati sull'assassino per bloccarlo, l'impegno delle indagini che sono subito partite per raccogliere tutti gli elementi necessari all'inchiesta".

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