L'omicidio di Rosy Bonanno, per la famiglia niente risarcimento

La donna fu massacrata dall'ex compagno davanti al figlio di due anni. Ai familiari spetterebbero 1,2 milioni, ma Benedetto Conti - condannato a 30 anni per il delitto - non possiede nulla. E il nostro Paese non ha ancora istituito il fondo per le vittime e gli orfani di femminicidio

Rosy Bonanno e Benedetto Conti

Hanno diritto a un milione e duecentomila euro a titolo di risarcimento del danno per la morte di Rosi Bonanno, 25 anni, uccisa con dieci coltellate, il 10 luglio del 2013, dall’ex compagno Benedetto Conti. Eppure i genitori della ragazza, suo figlio che oggi ha appena 6 anni e davanti al quale il padre massacrò la madre, il fratello e la zia della vittima quei soldi non li vedranno ancora per parecchio tempo. Fin quando non sarà istituito, come previsto da diverse direttive europee, il fondo per le vittime e gli orfani di femminicidio anche nel nostro Paese.

Benedetto Conti, che faceva il venditore ambulante, non possiede nulla infatti. Quelle provvisionali, dunque, non potrà mai pagarle. I nonni, ai quali il piccolo è stato affidato, vivono intanto con dei sussidi. La proposta di legge per istituire il fondo è approdata in Parlamento l’anno scorso ed è ancora al vaglio della Commissione Giustizia. La condanna a trent’anni di reclusione inflitta a Conti sia in primo che in secondo grado avrebbe potuto essere definitiva da tempo, visto che l’imputato non ha neppure presentato ricorso in Cassazione.

LE IMMAGINI DAL LUOGO DEL DELITTO | VIDEO

Cosa che ha fatto invece la Procura generale, più per una questione di principio che di sostanza: il pg chiede che venga riconosciuta infatti anche l’aggravante della premeditazione del delitto, che era caduta in appello, senza però modificare minimamente la pena. Il ricorso è stato depositato ad aprile dell’anno scorso e, a quasi un anno di distanza, la Suprema Corte non ha ancora fissato l’udienza.

Il 10 luglio di quattro anni fa, Rosi Bonanno fece l’errore fatale di aprire la porta della casa dei suoi genitori in cui si trovava, in via Orecchiuta, a Villagrazia, al suo ex compagno. Lo aveva già denunciato due volte per maltrattamenti, ma poi aveva ritrattato, sperando forse di sistemare le cose. I fascicoli erano stati dunque archiviati. Quella mattina fece entrare Conti e scoppiò l’ennesima lite tra loro. Davanti al bambino di 2 anni e mezzo, l’uomo non esitò a prendere un coltello e ad accanirsi sul corpo della ragazza. Poi scappò, ma venne arrestato dopo poche ore: confessò, dicendo che aveva “perso la testa”.

Il processo iniziò appena sei mesi dopo i fatti e, al termine del rito abbreviato, il pm Rita Fulantelli riuscì ad ottenere la condanna a trent’anni di Conti. Sentenza confermata poi anche in appello. Come vennero confermati i risarcimenti ai parenti della ragazza, difesi dall’avvocato Paola Rubino. Soldi che, tuttavia, per il momento la famiglia non potrà percepire. 
 

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