Una ricerca su migranza e razzismo dei Sociologi del Dipartimento “Culture e società” dell’Università di Palermo

una ricerca su migranza e razzismo dei Sociologi del Dipartimento “Culture e società” dell’Università di Palermo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Con non pochi riflessi sulla condizione migrante nei quartieri della città è stata pubblicata - per tipi di PM-Edizioni - la ricerca condotta dai sociologi del Dipartimento “Culture e società”. Il volume collettaneo “Razzismi, Insicurezza e Criminalità” (a cura di Michele Mannoia e Marco Antonio Pirrone) restituisce i risultati di uno studio parte di uno step del progetto A New form of European Citizenship in a Migration Era (NECME), finanziato dall’Unione Europea. Trattasi di un lavoro sociologico che, senza nulla perdere dal lato del rigore scientifico, si offre anche ad un riflessione sull’attualità, con riferimento alla vicenda emigrazione e al suo utilizzo politico strumentale “in grado di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da tutti i problemi generati dal neoliberismo mondiale”, così come si sottolinea nella nota editoriale del libro. La ricerca effettuata dal gruppo di sociologi dell’Università palermitana fa emergere le condizioni che generano il razzismo diffuso, andando oltre le esemplificazioni di una certa letteratura della emigrazione, secondo la quale il fenomeno del razzismo e la sua contaminazione sociale sono essenzialmente causati da “un ritardo culturale”. Cosicché, recuperato questo ritardo, il fenomeno dovrebbe rientrare. Quel che si registra – invece - nel lavoro di ricerca è una emersioni di dati che danno sulla “questione razzismo” un quadro realistico drammatico, ben più complesso ed articolato. In sostanza: quel che emerge dai dati elaborati dal gruppo di lavoro è una analisi sociologica che «indica non soltanto una tendenza all’omologazione totalitaria che esclude la possibilità di essere “altrimenti” e di pensare “diversamente”, ma anche come la difesa della particolarità rischi di produrre uno sterile localismo e una pericolosa ossessione identitaria che alimenta la discriminazione e l’antagonismo tra attori sociali con status giuridici diseguali».

È chiaro che le determinazioni sociali in atto non sono un portato neutrale, oggettivamente ineluttabile, cioè frutto della crisi economica che segna “naturalmente” il destino degli individui nel “gioco della sopravvivenza”, basato sulla competizione ad excludendum del sistema economico concorrenziale del libero mercato. Vi sono attori politici, economici e “morali” che agiscono consapevolmente dentro le dinamiche sociali. Insomma un sistema di potere, la cui ideologia è ben piantata al centro del processo di globalizzazione capitalista, imponendo la visione eurocentrica come dominazione universale, punto di vista attraverso il quale s’è interpretato e scritto la storia, così come rilevano Michele Mannoia e Marco Antonio Pirrone (p.10). Nello specifico i curatori del volume mettono sul banco degli imputati «non soltanto quegli attori istituzionali che, colpevolmente, hanno preferito puntare sullo straniero solo nella sua qualità di forza-lavoro facilmente ricattabile, anziché mettere in atto politiche di piena inclusione dei migranti nel tessuto connettivo della nostra società; ma anche “imprenditori morali” senza scrupoli che, con la complicità dell’apparato mediatico, diffondono sentimenti di intolleranza e di ostilità sui quali cresce l’humus favorevole alla proliferazione di atti e di violenze razziste».

Su questo humus c’è chi ha investito facendo fruttare il proprio consenso politico. In questo senso, senza tralasciare le speculazioni della Sinistra – con le ipocrisie ed ambiguità dei suoi governi (leggasi: ius loci e le securitarie scelleratezze minnitiane)-, ci riferiamo alle fortune elettorali leghiste che, pur mantenendo geneticamente inalterato il proprio genoma razzista (leggi “autonomia differenziata”, con la quale si tenta di nascondere il malcelato spirito antimeridionalista, fino a ieri evocato dal suo leader che inneggiava “Forza Etna… Forza Vesuvio”), ha esteso il proprio raggio d’influenza, soggiogando paradossalmente le moltitudini del sud, sempre più marginalizzate dalle politiche redistributive: l’elemosina del reddito di cittadinanza ha attenuato lievemente lo stato di bisogno di chi sta in fondo alla sacca di povertà, dentro cui, però, continuano a precipitare ampie fasce di popolazione. Solo un cambio di prospettiva politica ed economica, a cominciare da “un riposizionamento dei paesi del Mediterraneo nel contesto europeo” e una politica economica-monetaria espansiva, capace di incidere sulla distribuzione più equa della ricchezza, potrà generare nuove condizioni per una società basata sulla cooperazione sociale e sulla solidarietà umana e la libera circolazione degli individui, e non soltanto delle merci.

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