Mafia, per la catena di negozi Bagagli arriva la confisca

Dopo 5 anni dal sequestro i beni passano allo Stato. Confiscati anche conti correnti, appartamenti, terreni, immobili, automobili, moto e uno yacht. Il titolare Filippo Giardina è considerato il prestanome del boss Milano: "Preferisco rimanere dentro al mio guscio e andare avanti"

Uno dei punti vendita Bagagli

Auto, moto, barche, conti correnti, immobili e persino una tabaccheria. C'è di tutto nel piccolo tesoretto della società "Bagagli" che, con un provvedimento di confisca, passa nelle mani dello Stato. Il decreto arriva dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Capitale sociale e beni aziendali intestati a Filippo Giardina, titolare della famosa catena di negozi e considerato il prestanome di Salvatore Milano, boss e cassiere di Porta Nuova, passano allo Stato dopo il sequestro preventivo che era arrivato in seguito alle accuse mosse da un pentito e scattato quando alla conduzione c'era il giudice Silvana Saguto. 

Negozi, ma anche uno yacht e una tabaccheria: le immagini dei beni confiscati | Video

Per Salvatore Milano, 65 anni, storico uomo d'onore della famiglia di Palermo Centro, già condannato per mafia, arrestato nell'operazione "Perseo" del 2008, arrivano altri quattro anni di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Per il cugino acquisito, Filippo Giardina, considerato legato a Gianni Nicchi, giovane boss di Pagliarelli e cognato di Luigi Giardina, la misura personale è di tre anni. “Preferisco rimanere dentro al mio guscio, accusare il colpo e andare avanti, io e la mia famiglia”, dichiara a PalermoToday Giardina che si è sempre proclamato estraneo ai fatti che gli vengono contestati. 

Non tutto il patrimonio però viene travolto dalla maxi confisca. Terreni, titoli bancari, conti correnti e magazzini, datati dal 1997 fino al 2006, restano fuori - secondo il provvedimento, in quell'arco temporale, non ci sarebbe stata pericolosità sociale -. Come quelli della figlia di Giardina, Valentina, da anni residente all'estero tra l'Inghilterra e la Nuova Zelanda, ma coinvolta nella misura di prevenzione in quanto socio accomodante della Bagagli sas. La figlia maggiore di Giardina, dicevano i difensori, non si è mai occupata della gestione dell’attività di famiglia, non avendoci mai neppure lavorato. O come quelli dell'ex moglie di Giardina, ai tempi in comunione dei beni ma divorziata dal 2008. Accolte così le difese degli avvocati Mimmo La Blasca e Ninni Gallo dei figli di Giardina e anche di alcuni parenti di Milano. 

Epilogo amaro così per lo storico marchio Bagagli che, tra Palermo e provincia, contava 8 punti vendita, tra tutti in via Libertà, via Messina e via XX Settembre, e 25 dipendenti - molti licenziati dalle amministrazioni giudiziarie che si sono avvicendate e molti altri in cassa integrazione dopo la chiusura definitiva delle insegne -. Dopo i guai giudiziari di Giardina, la palla era passata all’amministrazione giudiziaria. Prima con Walter Virga, braccio destro di Silvana Saguto. Poi con l'avvocato Antonio Coppola e Nunzio Purpura, ex comandante dei vigili urbani. E' sotto la loro direzione che la sezione Misure di Prevenzione del tribunale ha autorizzato la messa in liquidazione della società, la dismissione dei punti vendita e il licenziamento dei dipendenti.

Cosa Nostra, così, secondo le Misure di Prevenzione avrebbe fatto affari con la catena di negozi. E tutto venne fuori quando in un pizzino trovato in un covo a Giardinello - "Totucc Milano Bagagli" c'era scritto - si legò il nome dell'azienda formalmente intestata a Filippo Giardina al nome di Milano, conosciuto da tutti come Totuccio appunto. Da lì, a cascata, una serie di dichiarazioni di pentiti e di intercettazioni - che raccontavano anche di una sponsorizzazione a titolo gratuito di alcuni giocatori del Palermo calcio, come Cavani, Barzagli e Zaccardo dei negozi Bagagli - iniziarono a comporre il tetris di rapporti che hanno portato, oggi, alla confisca. 

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