“Non vogliamo vedere morire la nostra città”: nasce il Movimento PrimaTermini

L'iniziativa di numerosi cittadini provenienti da diverse esperienze professionali, sociali e culturali: "Termini è una città che sta morendo. Si sta spegnendo il suo commercio e il suo artigianato, sta svanendo il suo tessuto sociale accogliente e solidale"

"Non vogliamo vedere morire la nostra città". Con questa convinzione cittadini provenienti da diverse esperienze professionali, sociali e culturali hanno dato vita al movimento politico PrimaTermini. Il documento fondativo redatto dai promotori parte da una analisi approfondita sulla tragica situazione della città. “Termini è una città che sta morendo. Si sta spegnendo il suo commercio e il suo artigianato, sta svanendo il suo tessuto sociale accogliente e solidale, una comunità umiliata nella sua vivacità culturale che per secoli era stata il punto di riferimento del territorio. Mai nella sua storia Termini aveva avuto una così scarsa considerazione tra le altre comunità ma soprattutto nei suoi stessi abitanti”.

Per il Movimento la difficile situazione è causata da congiunture nazionali ma soprattutto il frutto di scelte ben precise. Responsabilità di chi doveva agire per garantire gli interessi della comunità termitana e invece ha pensato a curare solo i propri affari e a soddisfare discutibili ambizioni personali.

PrimaTermini vuole promuovere una rivolta morale. “Questa città è anche la nostra - si legge nel documento - e non possiamo più permettere di vederla distrutta perché i peggiori e i mediocri ne hanno occupato le istituzioni”.

“Persone che hanno fallito - si legge ancora nel documento - per incapacità o per poca fortuna, nella gestione della cosa pubblica in un paese normale si sarebbero già fatte da parte. E invece no. Addirittura soggetti accusati di voto di scambio avvicinano cittadini, promettono, garantiscono. Ma non si vergognano? Chi ha favorito la deriva di Termini è oggi di nuovo in prima linea, a pochi mesi dalle elezioni comunali come se nulla fosse accaduto. A costoro i promotori del Movimento chiedono provocatoriamente un gesto coraggioso e di grande umiltà: “se veramente avete a cuore, come dite le sorti della città, vi invitiamo a farvi da parte e permettere ad altre persone di guidare Termini Imerese”.

Il Movimento nasce con grandi prospettive sul futuro di Termini: “Vogliamo costruire una città “nuova”, con percorsi anche originali, che metta al centro l’impegno per il lavoro di ogni persona, una città sicura, con un presidio capillare del territorio affidato ai cittadini, una città  accogliente, solidale, culturalmente attiva come nel passato, dinamica, civile, vivibile, ecosostenibile, trasparente e partecipata. Una città che ridiventi punto di riferimento del Comprensorio Termini, Cefalù, Madonie e nuovo polo occupazionale, culturale, turistico. Una comunità apprezzata e autorevole, motivo di vanto per ogni cittadino. Vogliamo ricostruire il senso di appartenenza, l’orgoglio di fare parte di una città dal prestigioso passato e non ci arrenderemo fino a quando non riusciremo a raggiungere l’obiettivo”.

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“È questa - conclude il documento - la Termini Imerese che vogliamo, e non siamo più disposti ad affidarla a coloro che ne hanno decretato il fallimento”.

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