Doveva realizzare museo del gioiello Arrestato imprenditore di 35 anni

L'operazione è della Guardia di Finanza. Le accuse sono estorsione, appropriazione indebita, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso e peculato. Sequestrati beni e denaro per oltre un milione e mezzo di euro

Un imprenditore palermitano di 35 anni è stato arrestato dalla Guardia di finanza per estorsione, appropriazione indebita, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso e peculato. Sequestrati inoltre beni e disponibilità finanziarie per oltre un milione e mezzo di euro. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica che ha chiesto e ottenuto dal Gip il provvedimento restrittivo, riguardano contributi pubblici destinati alla promozione di iniziative culturali concessi ad una società di cui l'arrestato è legale rappresentante e che avrebbe dovuto realizzare un museo del gioiello. Secondo l'accusa, l'indagato aveva falsamente documentato e rendicontato pagamenti di fatture in realtà mai avvenuti, per incassare finanziariamente al suo progetto di "museo del gioiello antico siciliano e delle arti minori" a Palazzo Castrone Santa Ninfa di Palermo.

L'importo della truffa corrisponde al valore del patrimonio sequestrato. Oltre che per questa vicenda, all'arrestato, che è anche titolare di alcune agenzie di scommesse, vengono contestati alcuni episodi di estorsione ai danni dei propri dipendenti, che sarebbero stati costretti a lavorare "in nero" e a subire vessazioni di vario genere, sotto la minaccia del licenziamento. Un'impiegata sarebbe stata inoltre costretta a lavorare nel periodo di astensione obbligatoria per maternità.

Dalle indagini è emerso che alcuni dipendenti sono stati obbligati a costituire una cooperativa, poi usata per portare a termine la truffa sul museo del gioiello. Ulteriori illeciti riguardano il mancato versamento all'azienda comunale Amat delle somme incassate da un'altra società riconducibile all'imprenditore per il servizio di vendita dei ticket dei parcheggi attraverso distributori automatici. In tale ambito, è stato contestato il reato di peculato. La Guardia di Finanza ha inoltre concluso un piano di verifiche fiscali nei confronti di 4 società del soggetto e ha scoperto redditi non dichiarati al fisco oltre 56 milioni di euro, fatture false per oltre 3 milioni di euro e mancati versamenti di ritenute fiscali e Iva per oltre un milione di euro. Alcuni mesi fa l'imprenditore era stato coinvolto in un'altra indagine, relativa a irregolarità nella gestione dei suoi centri scommesse, con il dirottamento delle giocate su un server parallelo in modo che il sistema dei ai Monopoli di Stato registrava importi scommessi sensibilmente inferiori a quelli reali.

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