Ferramenta e dolori, lo sfogo del titolare del pub: "8 controlli in 2 giorni, ma non sono uno sceriffo"

Il proprietario del locale di piazza Meli sabato per protesta ha chiuso prima del previsto: "Hanno minacciato verbale di 1500 euro e 5 giorni di chiusura. Ma io all'interno rispetto tutte le norme anti-Covid, se la gente si assembra nella pubblica via io che posso farci?"

Manda i conti al tavolo e congeda i suoi clienti: “Adesso tutti a casa”. Questa la singolare protesta del titolare di Ferramenta, il locale alle spalle della Chiesa di San Domenico che dopo un weekend di controlli a tappeto sabato sera ha deciso di chiudere in anticipo. “Abbiamo ricevuto ben otto controlli tra venerdì e sabato - spiega a PalermoToday Luca D’Arpa, il proprietario del pub ristorante in piazza Giovanni Meli -. Ci hanno permesso di riaprire, all'interno della mia attività abbiamo rispettato regole e distanze di sicurezza. Se si creano assembramenti fuori dal mio locale la colpa non è mia. Io non sono uno sceriffo. Così la situazione è davvero ingestibile, è frustrante”.

Dopo oltre due mesi di delivery e asporto, infatti, lunedì scorso è arrivato il momento di rialzare la saracinesca. “Abbiamo riaperto il 18 maggio così come previsto dal decreto - prosegue -. Dopo quasi due mesi di lockdown, di dipendenti in cassa integrazione, abbiamo iniziato a lavorare attenendoci a quanto previsto dal decreto ministeriale e dall’ordinanza regionale. I tavoli sono stati posti alla distanza di un metro l’uno dall’altro, gli ingressi sono stati contingentati. I miei ragazzi hanno continuamente vigilato affinché non si creasse folla, che tutti indossassero le mascherine. E così è stato. Giravano tra i tavoli, invitavano a essere rispettosi delle regole. Dentro al mio locale le regole sono state rispettate”.

Venerdì, però, molti giovani si sono dati appuntamento lì e tra un cocktail e l'altro hanno affollato tutta la zona circostante. Le forze dell’ordine tra polizia e carabinieri, dopo i fatti avvenuti alla Taverna Azzurra in Vucciria, hanno così fatto diversi pit stop, sei in tutta la serata. “C’è stata un po’ più di confusione intorno alla mezzanotte, quando comincia il lavoro da banco - continua D’Arpa -. Ma tutto avveniva al di fuori del mio locale e dello spazio che ho in concessione. Avveniva in una strada pubblica che non è mia competenza vigilare. Il mio locale rispetta l’ordinanza regionale. Dunque che mi dicano come devo poter sopravvivere ed evitare che arrivino delle volanti come fosse una retata”.

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Anche il sabato sono stati fatti dei controlli. “Soltanto due, ma eravamo talmente tanto esasperati che alla seconda volta abbiamo chiuso e mandato tutti a casa - conclude il titolare di Ferramenta -. Dopo il primo controllo ci hanno detto che la situazione era peggiorata e che erano pronti a verbalizzarci, 1.500 euro di multa con l’ipotesi di chiudere per 5 giorni. Io mi attengo all’ordinanza e supervisiono l’intera area che ho in concessione, ma non ho il titolo per far rispettare le distanze di sicurezza sulla pubblica strada. Che autorità ho io per fare questo? Come faccio io a gestire un assembramento? Ho 12 dipendenti, la metà in cassa integrazione. Che ci mettano nelle condizioni di stare chiusi altrimenti che modifichino l’ordinanza e diano indicazioni certe per tutti”. 

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