Basile, ucciso con in braccio la figlia di 4 anni: "Il Capitano non si dimentica"

Ammazzato da tre sicari durante i festeggiamenti in onore del Santissimo Crocifisso, a Monreale. Anniversario numero 38, Virzì (Ugl Palermo): "La mafia è silente ed è ancora fra noi, si è evoluta ed è al passo con i tempi"

A 38 anni dalla sua barbara uccisione, avvenuta il 4 maggio 1980, durante i festeggiamenti in onore del Santissimo Crocifisso, Palermo e Monreale non dimenticano la figura del capitano dei carabinieri Emanuele Basile. Il Capitano fu ucciso per mano mafiosa, mentre rientrava in caserma dopo aver partecipato ad un ricevimento al Comune di Monreale. Era la sera del 4 maggio, giorno di festa a Monreale per la ricorrenza del Santissimo Crocifisso: Basile venne crivellato da tre sicari.

"Vorrei ricordare a tutti a memoria futura - è il commento di Filippo Virzì, portavoce dell’Ugl di Palermo - le dinamiche dell’agguato, il capitano portava in braccio la figlioletta Barbara, di quattro anni, che si era addormentata. Gli era accanto la moglie, era il 4 maggio del 1980, anni di piombo per Palermo e provincia. Tre anni dopo la sua morte, il 13 giugno 1983, morirà ucciso il capitano Mario D'Aleo, che aveva preso il posto di Basile come comandante della compagnia dei carabinieri di Monreale, sempre per mano di Cosa Nostra. Insieme a D'Aleo e all'appuntato Giuseppe Bommarito, trovò la morte in quell'agguato anche l'ex autista di Basile, il carabiniere Pietro Morici, un destino di morte agghiacciante”.

“Una pagina di sangue per Palermo - conclude Virzì - un destino atroce per Basile e successivamente per D’Aleo, lo dichiaro anche da palermitano e da ex servitore dell’Arma, le nostre coscienze devono mantenere vivo il ricordo che la mafia è il cancro della nostra società civile, in particolare le nuove generazioni non dovranno mai dimenticare che la mafia è ancora silente ed è ancora fra noi, si è evoluta ed è al passo con i tempi, abbiamo il dovere di combatterla sempre quotidianamente e con un cambio culturale radicale, a partire dalle scuole elementari, in particolare nei quartieri popolari del capoluogo regionale dove il rischio di contaminazione mafiosa è più alto” .

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