Ucciso con la figlia in braccio: 40 anni fa l'omicidio Basile, il capitano che si mise contro i corleonesi

Il 4 maggio 1980 l'ufficiale dei carabinieri, di rientro dalla festa del Santissimo Crocifisso a Monreale, fu ucciso da tre sicari della mafia. Fece da scudo alla figlia e morì da eroe. Il ricordo dei vertici dell'Arma e la preghiera dell'arcivescovo Pennisi

La domenica del 4 maggio 1980, il capitano Emanuele Basile stava rientrando a casa, assieme a sua moglie e sua figlia di quattro anni, dopo aver assistito alla processione per la festa del Santissimo Crocifisso a Monreale. Aveva in braccio la figlia Barbara. La piccola era addormentata quando tre sicari di Cosa nostra cominciarono a sparare: Basile fece da scudo a sua figlia per proteggerla dai proiettili, compiendo l'ultimo gesto eroico prima di morire.

Sono passati 40 anni dall'omicidio del capitano dei carabinieri che arrestava i boss della mafia e dava fastidio ai corleonesi. Le indagini sulle attività delle cosche portarono Basile a formulare l'ipotesi che determinate famiglie facevano capo a Totò Riina. Lo scrisse pure nel suo ultimo rapporto, datato 16 aprile 1980, che lo stesso giorno consegnò al giudice Paolo Borsellino. Basile, come Giuliano, fu tra i primi a capire il "peso" dei corleonesi nel traffico di droga. E per questo pagò con la vita.

Il suo sacrificio stamattina è stato ricordato con una sobria commemorazione, tenuto conto delle misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Un breve momento di raccoglimento all’interno dei locali del gruppo carabinieri di Monreale, alla presenza del generale di divisione Giovanni Cataldo, comandante della Legione Carabinieri Sicilia, del generale di brigata Arturo Guarino, comandante provinciale di Palermo, con la deposizione di una corona d’alloro al busto dedicato al caduto.

Successivamente, in via Novelli, luogo dell’eccidio, alla presenza di una rappresentanza dell’Arma, del Prefetto facente funzione di Palermo, dottoressa Daniela Lupo e del sindaco di Monreale Alberto Arcidiacono, l’arcivescovo Michele Pennisi ha recitato una preghiera; sono stati poi deposti un mazzo di fiori e una corona d’alloro del Comune davanti alla lapide commemorativa.

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Il generale Cataldo, in un breve messaggio di saluto, ha richiamato l’attualità dell’esempio del capitano Basile per tutti i carabinieri e per la legalità alla quale si ispirano le comunità siciliane. "Ancora oggi - ha detto il sindaco Leoluca Orlando - per tutti noi è doveroso dover ricordare la figura del capitano Basile che come coloro che hanno sacrificato la vita combattendo con coraggio contro la criminalità organizzata, rimane un esempio di vita, di visione e di cultura. Il ricordo, affettuoso e sincero, rappresenta anche un ringraziamento al capitano Basile e a tutti coloro che nelle Forze dell’Ordine e, più in generale nelle Istituzioni, prestano la loro opera con impegno e professionalità al servizio della comunità".

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