Ciancimino condannato per calunnia: "Inventò minacce per non perdere status"

Rese note le motivazioni della sentenza con cui il giudice del tribunale di Bologna ha inflitto 3 anni e 6 mesi al figlio dell'ex sindaco di Palermo. I fatti risalgono al 2009 e al 2010

Massimo Ciancimino jr

Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo e super testimone del processo sulla presunta trattativa Stato-Mafia, inventò le minacce di Rosario Piraino dell'Aisi per "mantenere il proprio status di dichiarante e di creare intorno a sé una situazione di tensione e minaccia da 'spendere' utilmente nei confronti delle forze dell'ordine e degli inquirenti". E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il giudice del tribunale di Bologna Aldo Resta lo ha condannato a 3 anni e 6 mesi per calunnia.

La vicenda partì quando dalla Procura di Palermo fu inviata alla Dda di Bologna una comunicazione in cui si faceva riferimento alle dichiarazioni rese da Ciancimino in merito ai rapporti tra il padre Vito, Bernardo Provenzano e altri esponenti di spicco di Cosa nostra. Si segnalava quindi un'intimidazione subita a Bologna, che, facendo seguito ad altri episodi siciliani, sembrava confermare l'esposizione al pericolo di Ciancimino.

I fatti risalgono al 2009 e al 2010, quando Ciancimino viveva nella città emiliana. Raccontò che Piraino si presentò da lui, invitandolo a ritrattare dichiarazioni collaborative ai pm di Palermo e Caltanissetta; poi lo accusò di essere il mittente di una busta anonima trovata nella cassetta condominiale, con testo minatorio e cinque cartucce. Secondo il giudice gli "elementi probatori, documentali e testimoniali contrastano e contraddicono i fatti denunciati da Ciancimino e ne disvelano la falsità".  

Fu accertato, per esempio, che Piraino era a Palermo il giorno in cui secondo Ciancimino si sarebbe presentato a casa sua a Bologna. E anche l'analisi dei filmati delle telecamere piazzate vicino all'abitazione ha confermato che nessuno con le caratteristiche fisiche dell'uomo dei Servizi entrò in casa. "Dunque - ricapitola il giudice - i fatti narrati da Ciancimino e attribuiti a Piraino non sono stati commessi, e non possono essere stati commessi, da Piraino, semplicemente perché era altrove, se non anche, ed ancor prima, i fatti narrati da Ciancimino non sono stati commessi da alcuno, semplicemente perché sono fatti inesistenti, inventati o autoprodotti dall'imputato".

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