Maltempo, Ordine ingegneri: "Servono conoscenza e prevenzione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"Conoscenza e prevenzione sono le parole chiave nella politica del territorio. In un’epoca senza crescita demografica, governo del territorio significa innanzitutto manutenzione e salvaguardia. E la nuova legge urbanistica che si sta preparando all’Ars, anche con il contributo di idee da parte del mondo delle professioni, deve avere tra i suoi principi non solo il consumo zero ma principalmente la rigenerazione dell’intero tessuto ambientale. Per fare questo, servono una conoscenza multidisciplinare e una programmazione da realizzare nel tempo, non guidata, invece, dall’urgenza e dall’onda emotiva dell’evento disastroso”. Ad affermarlo è il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Palermo, Vincenzo Di Dio, secondo il quale “eventi estremi come quelli che negli ultimi giorni hanno causato la perdita di molte vite umane, e la cui frequenza è aumentata negli ultimi anni, devono indurre a un’analisi ad ampio spettro che consideri i fattori climatici e cerchi inoltre di individuare il possibile nesso tra le azioni compiute dall’uomo in un dato luogo e i fenomeni disastrosi che possono manifestarsi a decine o centinaia di chilometri di distanza. La cementificazione dei territori collinari – conclude Di Dio – ma anche l’uso di fertilizzanti o di antiparassitari, la semplice variazione delle colture, il dilavamento dei pendii e tanti altri interventi umani possono cambiare profondamente la permeabilità dei suoli e innescare a valle conseguenze non più controllabili”.

A sottolineare specifiche criticità nella gestione delle emergenza dovute a calamità naturali è invece Guido Umiltà, presidente dell’associazione Protezione Civile Ingegneri Palermo (Apeci), che pone l’accento sulla pianificazione dei soccorsi. “Il Codice della protezione civile emanato nel gennaio scorso fornisce un indirizzo chiaro – dice l’ingegnere Umiltà – affidando ai comuni non soltanto l’organizzazione e la direzione delle operazioni di aiuto e soccorso ma anche la predisposizione dei Piani comunali di protezione civile, nei quali devono essere individuate le condizioni di rischio in coerenza con i Piani di assetto idrogeologico e devono essere previsti interventi per la riduzione del rischio stesso. È indispensabile poi che questi piani siano attentamente gestiti, che siano attuate le azioni preventive, che sia informata la popolazione e che si rendano operative le unità di gestione dell’emergenza, sia prima che dopo l’evento. Ma la domanda chiave è: questi piani esistono? E se esistono, sono correttamente gestiti? È necessario – conclude – che le strutture comunali di protezione civile siano davvero affiancate a un’efficace azione di controllo del territorio e che si diffonda a tutti i livelli una vera cultura della protezione civile, altrimenti affermazioni come 'in questo corso d’acqua non si sono mai verificate piene'" rimarranno purtroppo la ricorrente attualità. Prevenire costa sempre meno che riparare”

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