La tragedia di Casteldaccia, le lacrime dei proprietari della villa: "Siamo disperati"

Parlano per la prima volta Antonino Pace e Concetta Scurria, proprietari della villetta dove sono morte 9 persone per l'esondazione del fiume Milicia. L'edificio doveva essere demolito. Loro sottolineano: "Mai nessuno è venuto a dirmi: 'Lei da qui se ne deve andare'..."

Antonino Pace e Concetta Scurria, proprietari della villetta di Casteldaccia

Non trattengono le lacrime, si dicono disperati. "Se solo avessimo saputo...", la frase ricorrente. A parlare, per la prima volta, sono Antonino Pace e Concetta Scurria, proprietari della villetta di Casteldaccia dove sabato sera hanno perso la vita nove persone per l'esondazione del fiume Milicia. Marito e moglie hanno incontrato i giornalisti insieme al loro avvocato, Marco D'Alessandro. "Sono dispiaciuto e disperato - ha detto Pace - per quello che è successo a Giuseppe (Giordano ndr). Se avessi saputo una cosa del genere non avrei mai permesso a nessuno di vivere in quella casa. Ci viveva mio figlio. Sto male, sono troppo disperato".

"Mio figlio aveva la residenza in quella casa - spiega tra le lacrime, singhiozzando - non avrei mai messo a repentaglio la sua salute. Nessuno aveva mai detto che il fiume fosse così pericoloso". E racconta di avere dato la casa "in segno di amicizia" a Giuseppe 
Giordano, il commerciante di 35 anni che nell'alluvione ha perso tuttala sua famiglia
, la moglie, due figli piccoli, i genitori, il fratello e la sorella. "Giuseppe aveva fatto dei lavori a casa mia e in segno di amicizia gli ho dato la casa - dice - Io sto male, sto malissimo, mi sento responsabile di tutto, sono in mano alla giustizia. Ho un grande dolore nel cuore - dice - vorrei abbracciare Giuseppe. Sono troppo disperato. Io dolore che ha Giuseppe nel cuore ce l'ho pure io. Non ce la faccio più".

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Ma poi tiene a sottolineare: "Mai nessuno è venuto a dirmi: 'Lei da qui se ne deva andare', io e la mia famiglia entravamo e uscivamo 
quando volevamo". Nel 2010 i coniugi furono condannati per abusivismo e a una ammenda da 23.500 euro e all'abbattimento della casa. Ma la casa è rimasta lì, a pochi passi dal fiume Milicia che sabato è esondato.

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