Trattativa, Nino Di Matteo: "Lo Stato non vuole battere la mafia"

Il magistrato palermitano ha parlato così agli studenti pescaresi nel corso della cerimonia che gli ha consegnato la cittadinanza onoraria di 9 comuni abruzzesi

"Borsellino aveva un'agenda rossa e ora non c'è più". Il magistrato palermitano Nino Di Matteo si rivolge così agli studenti nel corso della cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria di Pescara e altri otto Comuni abruzzesi. Il pm ha parlato di "stranezze in troppi delitti eccellenti" con riferimento al rapporto tra mafia e Stato. Partendo quasi dall'origine, ovvero dal 1978. "Il delitto di Peppino Impastato - dice Di Matteo - va ricordato perché è la vicenda madre della trattativa Stato-Mafia. Per lui venne attuata un'azione di clamoroso depistaggio delle indagini per il quale si vuole far passare Impastato per un suicida o per un attentatore. Se c'è depistaggio, non passa tra le mani di un Totò Riina o di un Badalamenti: sono cose che passano attraverso le mani di esponenti delle istituzioni, quindi chiediamoci cosa c'è dietro, cosa si vuole nascondere".

Va giù duro Di Matteo, nel corso dell'intervento nell’ex sala Aurum di Pescara per l’iniziativa ‘Dalla parte della legalità': "Le istituzioni non hanno ancora dimostrato con i fatti di voler definitivamente puntare a recidere una volta e per sempre questi legami con la mafia. Per questo non riusciamo a vincere la guerra. E' nel dna della mafia la ricerca del rapporto con la politica. Senza quei rapporti la mafia non avrebbe mai potuto raggiungere la potenza che ha ottenuto. Sappiamo chi ha ucciso Dalla Chiesa, ma non sappiamo chi ha prelevato appunti e diari dalla sua cassaforte. Conosciamo il nome di chi ha schiacciato il bottone del tritolo per Falcone ma non come sia stato possibile trovare il suo computer al ministero vuoto e manomesso...".

Via Skype è poi intervenuto Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato assassinato dalla mafia, e leader del movimento ‘Agende rosse’ che è parte integrante anche del movimento ‘Scorta civica’ che da anni sostiene Nino di Matteo. "Le minacce a Nino - ha spiegato nel corso del suo collegamento - non vengono dalla mafia ma da apparati deviati dello Stato...".

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Commenti (2)

  • Bisogna comprendere che lo scenario si va modificando col passare del tempo. Oggi, più che mai, la mafia ha cambiato pelle ed ha pervaso in prima persona le istituzioni. Lo Stato, ormai, è la mafia istituzionalizzata. Impossibile distinguerli.

  • Logico, sensato, provato, concludente: hai ragione.

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