Di Matteo: "Riina perfettamente lucido, sorpreso a parlare di Ciancimino, Gelli e Provenzano"

Il processo sulla trattativa Stato-mafia potrebbe arricchirsi di nuove prove. I pm chiedono l'acquisizione delle intercettazioni ambientali delle conversazioni avvenute tra il boss Giuseppe Graviano e il detenuto Umberto Adinolfi

Il processo sulla trattativa Stato-mafia potrebbe arricchirsi di nuove prove. Stamattina, nel corso dell'udienza nell'aula bunker dell'Ucciardone, la pubblica accusa rappresentata dai pm Nino Di Matteo e Vittorio Teresi ha chiesto alla Corte, presieduta da Alfredo Montalto, di acquisire le intercettazioni ambientali raccolte per oltre un anno, da febbraio del 2016 ad aprile del 2017, nel carcere di Ascoli Piceno. Si tratta delle conversazioni tra il boss Giuseppe Graviano e il detenuto Umberto Adinolfi ascoltate e registrate dalle microspie per due ore al giorno. Quello che i due si sono detti per i pm sarebbe rilevante ai fini del processo. 

Nel corso dell'udienza, che Riina, in barella, ha seguito in collegamento da Parma, Di Matteo più volte si è rivolto al capomafia per ribadire la sua lucidità mentale: "Il 30 marzo scorso, apparendo perfettamente lucido e orientato nel contesto ha esternato, durante una pausa di questo processo, parlando dello 'zio Saro' Cattafi, ma anche dei rapporti tra Vito Ciancimino e Licio Gelli e tra Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano. E della morte del dottor Francesco Di Maggio". Le testimonianze del boss corleonese sono state ascoltate da un assistente capo della polizia penitenziaria che ha stilato una relazione di servizio e che, per questo, potrebbe essere sentito in dibattimento. 

Il pm ha avanzato anche la richiesta di potere sentire Giuseppe Graviano, il collaboratore di giustizia Ciro Vara e di procedere a dei confronti tra Cirino Pomicino, l'ex ministro Vincenzo Scotti e l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. In particolare Vara "potrebbe dare indicazioni utili sulla strategia stragista del '92 e '93 e sui rapporti intrattenuti da Cosa nostra in quel periodo con personaggi della politica, riguardo anche a quello che veniva indicato - ha concluso Di Matteo - come il palermitano nell'entourage di Berlusconi in funzione di accordi e promesse fatte". La prossima udienza è fissata il 23 giugno.

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